Egreen – More hate

Quanto cazzo è bello il Rap! Ascolti “More hate” e per gran parte della sua durata (poco meno di un’ora, bonus track comprese) pensi solo a questo. Il giudizio finale potrebbe stare tutto qui, ma l’album merita per ovvie ragioni qualche parola in più e le merita perché Egreen è un mostro, perché le basi sono una più bella dell’altra e perché può ribaltare qualsiasi preconcetto nei confronti del rapper. Sia chiaro: nessuna rivoluzione – né per lui, né per il Rap in quanto tale – ma è (quasi) tutto troppo perfetto per non esaltarsi.

Iniziamo dall’elemento portante: “More hate” è il progetto di un appassionato come noi, di uno che ama ‘sta cosa alla follia e, solo in secondo luogo, di uno che rappa da Dio. E l’amore lo si sente tutto. Anzi, da questo punto di vista “More hate” è in primis un disco d’amore: le continue (davvero infinite!) citazioni, la ripetuta presa di posizione in favore di una certa tradizione, il bisogno di scrivere che si percepisce chiaramente da ogni barra sono solo alcuni dei modi nei quali si articola questa gigantesca dichiarazione d’amore. Una dichiarazione che, va da sé, essendo firmata da Egreen ha le fattezze di una dichiarazione di guerra. Non è questo, però, il punto su cui voglio porre l’accento – Egreen è Egreen, lo conosciamo bene e non è cambiato per niente: è il solito treno che procede di corsa ma, in quanto tale, non può abbandonare i due binari su cui procede – nonostante sia stimolante sognare un rapper con una fotta del genere alle prese con una tavolozza di colori più ampia. No, accantonato il tema trattato, a mio avviso tocca parlare di musica e, ripeto, “More Hate” si presenta come un’operazione realizzata benissimo.

Si parte con “Smooth operator”, una bomba dalla potenza allucinante, piena di rime da citare tra cui <<ancora che parlate di Cultura/ma chiudete due cazzo di barre in croce/poi la bocca o datevi all’agricoltura>>, su una base di St. Luca Spenish che miscela alla grande una batteria grassissima a un sax; si passa poi alla tripletta formata da “Bene così”, “Sposato pt. II” e “Bataclan” e anche in questo caso si ripresenta la deliziosa coesistenza di rime, delivery e flow (sebbene nella prima sia forse un po’ troppo affrettato) di altissimo livello che viaggiano su beat da rottura di collo istantanea. Sì, non dicono nulla di nuovo e, anzi, siano alle note prese di posizione autocelebrative ed anti-fake-scarso-scrauso-sucker, fatto sta che ti rapiscono le orecchie – paradosso di cui l’mc è, peraltro, del tutto consapevole: <<e tu sei forte/quando scrivi fai riflettere/ma io sono Green, mi pregano per non smettere>> in “Bataclan”.

Milano-Roma pt. II” non ha invece la forza delle precedenti e la apprezziamo concettualmente perché guarda al passato proponendo qualcosa di nuovo, ribadendo la semplice coerenza della tracklist; “Mic check” (<<avrò sempre un motivo per trashtalkare/nel paese degli otto Alcide e sette Giulio nazionale>>) apre quindi alla doppia, devastante collaborazione con Fid Mella, che prosegue in “Meglio di scopare” (qui il beat è troppo e punto!), nel mezzo c’è “Xerox” con Nex Cassell, il secondo momento fiacco dell’album: un brano sui rapper fotocopia debole come impostazione ed esecuzione. La tranche di featuring prosegue in “Sognatori”, “Show & prove” e “Soldiers”, che ad eccezione di qualche barra più azzeccata (<<c’era una volta un ragazzino che ascoltava il Rap/oggi dorme da schifo, ma tu sogni quando attacca il jack>>) e un’interessante incursione nel Reggae (l’ultima) non aggiungono o tolgono niente all’insieme; raggiungiamo perciò “Comune denominatore” e, dato il concept, non poteva esserci finale più sensato, trattandosi di un tributo indirizzato alla scena Hip-Hop milanese (<<ma nell’era dei pagliacci è doveroso rimembrarvi che non tutto è fuffa>>).

In definitiva, oltre che ascoltatelo! c’è poco altro da dire. Per amor di completezza, aggiungo che a mio avviso gestendo in maniera diversa le partecipazioni il risultato complessivo sarebbe stato addirittura clamoroso: il blocco delle voci aggiuntive è infatti il punto debole dell’album e forse un’uscita come “More hate” non ha così bisogno di contributi esterni. Per capirci, poi chiudo, in origine non ero un appassionato di Egreen e solo col tempo ho cambiato idea: “More hate” è l’ennesimo motivo che mi ricorda appunto quanto sbagliassi.

Tracklist

Egreen – More hate (Autoproduzione 2016)

  1. Smooth operator
  2. Bene così
  3. Sposato pt. II
  4. Bataclan
  5. Milano-Roma pt. II [Feat. Er Costa]
  6. Mic check
  7. Xerox [Feat. Nex Cassel]
  8. Meglio di scopare
  9. Sognatori [Feat. Albe OK e Claver Gold]
  10. Show & prove [Feat. Virus Syndicate]
  11. Soldiers [Feat. Attila]
  12. Comune denominatore
  13. Captain Futuro remix (one take lyrical excercise) (iTunes bonus track)
  14. Christian Rap remix (one take lyrical excercise) (iTunes bonus track)

Beatz

  • St. Luca Spenish: 1, 7
  • Zef: 2
  • Cope: 3, 4, 12
  • The Ceasars: 5
  • Fid Mella: 6, 8
  • Railster: 9
  • Anagogia: 10
  • Mighty Cez: 11
  • Brenk: 13
  • Nex Cassel: 14

Scratch

  • Dj P-Kut: 1, 6, 7
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