Dr. Dre – The Chronic

Voto: 5

Oramai è questione di pochi mesi: il prossimo 15 dicembre il disco con cui Dr. Dre ha firmato la propria immortalità celebrerà il suo 25esimo anniversario. “The Chronic”: un tassello di storia di cui, nell’ultimo quarto di secolo, si è detto praticamente tutto. O quasi.

Perché sì, chiunque abbia un minimo di infarinatura in materia e non sia stato iniziato al genere solo in tempi troppo recenti (o attraverso canali qualitativamente deviati), dovrebbe conoscere a menadito le varie “Nuthin’ But A “G” Thang”, “Let Me Ride”, “Fuck Wit Dre Day” e “Lil’ Ghetto Boy”. Paradossalmente, però, nonostante un grado gerarchico himalayano che di per sé imporrebbe al rappuso medio di aver immagazzinato in qualche angolo del proprio ippocampo l’esatta topografia di quei 62 minuti e 52 secondi di G-Funk puro, solo una percentuale ridotta osa oltre le ovvietà consolidate dal tempo, ricordandosi che ci sarebbe anche qualcosina in più a condividere con esse i meriti di tanta grazia. E proprio a quelle sventurate oggi vogliamo restituire un po’ di quell’onore da troppi dimenticato.

Una su tutte, “Stranded On Death Row”. E’ in coda, quasi a chiudere l’ascolto, ma è uno dei brani più massicci del 1992 (l’anno di “Daily Operation”, “Mecca And The Soul Brother”, “Kizz My Black Azz”, “Whut? Thee Album”, “The Predator”, “Bizarre Ride II The Pharcyde” e “Guerillas In Tha Mist” – così, per rendere vagamente l’idea di cosa stiamo parlando). Dre cura unicamente la produzione, sequestrando le batterie di “So Wat Cha Sayin’” e iniettandovi ingenti quantità di steroidi prima di sottoporle alle sevizie degli inquilini del braccio. Kurupt è il primo e non risparmia ogni sorta di angheria verbale, infilando una dopo l’altra una sequenza di rime a matrioska (<<Stranded on Death Row, so duck when I swing my shit/I get rugged like Rawhead Rex with fat tracks that fits/the gangsta type, what I recite is kinda lethal/niggas know the flow that I kick, there’s no equal>>); Snoop (Doggy) Dogg è l’ultimo e in una ventina di barre mette in scena il trailer del suo primo blockbuster, che sarebbe uscito poco meno di dodici mesi dopo.

Un’altra? “Deeez Nuuuts”, che fra le altre cose segna la primissima apparizione dei 213 al completo su cloruro di polivinile. Dr. Dre, Snoop e il cuginetto Daz, per nulla avaro di tecnicismi, si contendono lo spazio edibile del pentagramma sciorinando encomi e bistrattando biatches (<<throw off, go off, show off, I take that ho/If she proper, I’mma pop her, the ho hopper/it’s back on track/with big money, big nuts and a big fat chronic sack>>) sul basso funkettone di “Pull Fancy Dancer” degli One Way, come imponeva la tradizione ai tempi. Il tutto completato da Warren G nell’intro e dall’ugola aurea di Nate Dogg nell’outro. Insomma, una robetta tutta in famiglia per niente male.

E ancora, “Bitches Ain’t Shit”, bella grassa e allegoricamente misogina (considerato che alcune delle puttane tirate in causa non erano propriamente munite di un regolare apparato genitale femminile…) sin dall’attacco rubato ai Trouble Funk; “High Powered”, lento e ruvido maxi interludio che regala a RBX il momento topico della propria carriera su un synth rovente, tra i più memorabili nella storia del Gangsta Funk; “Lyrical Gangbang”, in cui il Dottore prende le batterie di “When The Levee Breaks” e le sporca per benino, trascinandole sull’asfalto di Crenshaw, prima di aggiungere la consueta spolverata di synth, agitare con cura il tutto e consegnarlo nelle mani di Kurupt e Jewell, che spiegano a loro modo come, nonostante credenze popolari e luoghi comuni dell’epoca, i flow assassini non erano soliti mietere beat solo ad est del New Jersey; e poi “A Nigga Witta Gun”, una delle rarissime performance vocali (perché la calligrafia e l’inchiostro sono quelli di D.O.C. e Snoop) in solitaria di Dre nonché, probabilmente, la perla più sottovalutata dell’intero disco…e forse della sua intera discografia.

Ecco, ora (forse) abbiamo detto proprio tutto. Un quarto di secolo (e qualche chilogrammo di dischi di platino) dopo, lo studio medico di André Young è ancora l’unico a cui fare visita quando le vendite del tuo ultimo disco non stanno andando per il verso giusto (cit.). Un monoteismo nato proprio con l’avvento di “The Chronic”, reliquia sacra della doppia acca che elude lo scorrere regolare dei tempi persistendo nel liberare quell’aroma fresco ed esotico che proseguirà a lungo a inebriare le estati.

Tracklist

Dr. Dre – The Chronic (Interscope Records 1992)

  1. The Chronic (Intro) [Feat. Snoop Doggy Dog]
  2. Fuck Wit Dre Day (And Everybody’s Celebratin’) [Feat. Snoop Doggy Dog, RBX and Jewell]
  3. Let Me Ride [Feat. Snoop Doggy Dog, Ruben and Jewell]
  4. The Day The Niggaz Took Over [Feat. That Nigga Daz, RBX and Snoop Doggy Dog]
  5. Nuthin’ But A “G” Thang [Feat. Snoop Doggy Dog]
  6. Deeez Nuuuts [Feat. Snoop Doggy Dog, That Nigga Daz, Nate Dogg and Warren G]
  7. Lil’ Ghetto Boy [Feat. Snoop Doggy Dog and That Nigga Daz]
  8. A Nigga Witta Gun
  9. Rat-Tat-Tat-Tat [Feat. Snoop Doggy Dog, RBX and BJ]
  10. The $20 Sack Pyramid [Feat. Big Tittie Nickie, The D.O.C., Samara and Snoop Doggy Dog]
  11. Lyrical Gangbang [Feat. Rage, Kurupt and RBX]
  12. High Powered [Feat. RBX, That Nigga Daz and Rage]
  13. The Doctor’s Office [Feat. Rage and Jewell]
  14. Stranded On Death Row [Feat. Bushwick Bill, Kurupt, RBX, Rage and Snoop Doggy Dog]
  15. The Roach (The Chronic Outro) [Feat. RBX, That Nigga Daz, Rage, Emmage, Ruben and Jewell]
  16. Bitches Ain’t Shit [Feat. Snoop Doggy Dog, That Nigga Daz, Kurupt and Rage]

Beatz

All tracks produced by Dr. Dre

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