Dj Koma aka Mauras – La vita e’ dura

Sarà l’effetto nostalgia, sarà l’anagrafica che termina oramai da un po’ in -enta, quando siamo dalle parti di Torino il mio ricordo corre in genere subito a due titoli imprescindibili dell’Hip-Hop italiano di metà anni novanta: “Dritto dal cuore” e “Dietro il cancello”. L’eredità musicale dell’uno e dell’altro è andata forse un po’ dispersa e il capoluogo piemontese, sebbene attivo come di consueto, non ha più ritrovato l’originaria centralità vissuta nel quadro nazionale, oggi monopolizzato dall’asse Roma/Milano; ciò non toglie che all’ombra della Mole sboccino voci degne di attenzione con una certa continuità, pensiamo – rimanendo sul recentissimo passato – a Willie Peyote, Lince e, appunto, Dj Koma.

A onor del vero, prima di ascoltare “La vita è dura” avevo una conoscenza sommaria del protagonista della recensione, che associavo ancora alla Suite Foundation: membro della band Reggae Poor Man Style e dei Funk Famiglia, coi suoi quasi vent’anni di carriera l’mc, produttore nonché abile dj si rivela (nel mio caso in ritardo) una scoperta gradita proprio perché inattesa, un artista non inquadrato nei soliti schemi della nuovissima scuola e piantato in un realismo d’altri tempi che è assieme sfogo e denuncia. Koma, che si fa chiamare anche Mauràs, non evoca paragoni troppo diretti con figure accomunate dal medesimo fuoco (rosso per definizione…), non possiede le finezze di Kento né il respiro popolare di Lucariello, è un mc nel senso letterale del termine e usa il microfono per raccontare la propria e le altrui difficoltà, riportando l’Hip-Hop a una dimensione squisitamente umana. Qui non c’è spazio per star, supereroi e autocompiacimenti di alcun tipo, si parla di lavoro (“La vita è dura”), rabbia incendiaria (“Alza il volume non abbassare la testa”), esibizioni di credibilità molto terrene (“Affinità – divergenze fra noi e gli altri mcees”), disuguaglianze globali (“I go down”) e vita comune (“Gente”), il tutto mediante un linguaggio semplice, diretto, di pancia.

Non stupisca, allora, che i pregi di “La vita è dura” – sorvolando sul fronte copertina poco invitante – vadano ricercati nella sua genuinità, nella qualità del pensiero e nella dialettica appassionata, conseguenze dirette della prosa asciutta di Dj Koma. Le liriche del rapper si articolano infatti su schemi metrici lineari, privi di vezzi tecnici ma non di piccole variazioni; nel suo insieme la prova è positiva, pur evidenziando minime sbavature in fase di scrittura – sul Blues di “Faccio un altro genere”, ad esempio, il flow zoppica: <<se stai pensando che il tuo rapper preferito è un altro/ti dico hai ragione, sono d’accordo/gli stringo la mano e te lo saluto appena lo incrocio, appena lo incontro>>. Di fatto, nei tre quarti d’ora di durata si rinvengono omaggi davvero gustosi (quello a Petri di “La classe operaia va in paradiso”, brano che sottolinea di nuovo il tema principale dell’album: <<dopo dodici ore di cantiere scrivo ancora ‘ste due strofe/e sopravvivo ad un mestiere>>), efficaci rivendicazioni sociali (“Nettuno”: <<che poi non è che m’interessa qualcosa del fisco/è solo che non capisco, non si capisce/perché durante la crisi chi l’ha causata si arricchisce/mentre chi paga è chi la subisce>>) e messaggi finalmente inequivocabili (“Not commercial”: <<non è un dissing alla musica commerciale/perché un pezzo underground fatto male fa molto più cagare/non è un pezzo da ballare, un pezzo da cantare/è solamente un pezzo che non vi mando a cagare>>), elementi fondamentali di un’operazione le cui geometrie regolari non si spengono mai nella fiacca monotonia.

Merito anche di un orecchio infallibile nella scelta delle strumentali, le quali alternano una selezione di ottimi sample (“Shine” di Lamont Dozier nella titletrack, “Tema” degli Osanna in “Gente”) a composizioni più grezze e arcigne (“Affinità…”, in vago odore di Rick Rubin, “Tommy Gun”), un’esperienza che emerge altresì nei refrain (<<alla falce e martello ho aggiunto il machete/e non mangio più i bambini perché ormai sanno di prete>> è una miccia pronta a esplodere durante i live) e una discreta dotazione di scratch. La somma, considerato quanto detto sopra, conduce a un disco che forse non ambisce alla perfezione assoluta e non luccica come le uscite di maggior successo, però trova un baricentro solido senza particolari difficoltà e si lascia apprezzare a più riprese. Fossi in voi, gli concederei una possibilità – lo trovate su Spotify e in formato fisico.

Tracklist

Dj Koma aka Mauràs – La vita è dura (Working Class Music 2016)

  1. La vita è dura
  2. La classe operaia va in paradiso (skit)
  3. La classe operaia va in paradiso
  4. Alza il volume non abbassare la testa
  5. Affinità – divergenze fra noi e gli altri mcees [Feat. Principe]
  6. I go down [Feat. Livio e Sabrina Pallini]
  7. Nettuno (skit)
  8. Nettuno
  9. Pioggia sui vetri [Feat. Livio]
  10. La musica sveglia il tempo
  11. Tommy Gun
  12. Gente
  13. Not commercial
  14. Faccio un altro genere [Feat. Willie Peyote]

Beatz

  • Lito The Kid: 1, 8
  • Kavah: 3
  • Cool Kitz: 4
  • Dj Koma: 5, 6, 11, 12
  • Dj Smooth: 9, 13
  • Emme Puntata: 10
  • Frank Sativa: 14

Scratch

Tutti gli scratch di Dj Koma aka Mauràs

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