Dec 99th – December 99th

Voto: 2 –

Quello dei paragoni con il passato è in genere un tragitto che non amo percorrere quando decido di sviscerare il disco nuovo di turno. In questo caso, però, ho deliberatamente optato per una soluzione diversa; e, dopo aver ascoltato “December 99th”, ho deciso di sottopormi a una sorta di intensa cura Ludovico in compagnia del primo “Soundbombing”. Chiamatela la proverbiale eccezione che conferma la regola, o forse l’intenzione era solo di autosuggestionarmi al punto da non avere alcuna remora nel demolire uno scempio firmato da un nome tanto caro al sottoscritto.

In ogni caso, poco importa; per cui lo dico: c’era una volta Mos Def… Avete presente, no? Quello tutto nero su entrambi i lati, che amava le signorine col culo ben tornito (in fondo, chi non le ama?), che mostrava il dito medio agli eccessi di violenza nell’Hip-Hop al grido di one, two, three, scambiando il micro con un certo Talib di Brooklyn. Intensa gavetta a suon di 12 pollici sui vagoni di prima classe della Rawkus, la linea più prestigiosa del sottosuolo newyorkese di fine anni ‘90; primo attore nella compilation numero uno della storia del genere; debutto solista con un dischetto niente male. Un pezzettino di storia. Sì, ok, ammettiamo pure che è da un po’ che non si faceva sentire (sui beat), ma non potete esservi scordati di lui, no?

Ecco, quel Mos Def, che già nelle sue opere successive aveva gradualmente iniziato a mostrarsi in modo sempre più sfuggente (il fil rouge di “The New Danger” e “True Magic” può essere riassunto con un è bravo, ma non s’impegna), qui non esiste del tutto. Punto. E non è una questione di ufficio anagrafe. “December 99th” solleva tante domande, forse troppe, ma nessuna di quelle giuste. Basti sapere che fra le due metà in partita, quella più brillante – magra consolazione – è rappresentata da Ferrari Sheppard il quale, nonostante un nome d’arte fra i più osceni che si siano sentiti dai tempi di Shorty Shitstain, riesce in “Seaside Panic Room”, “Tall Sleeves” e “Special Dedication” – quest’ultima profonda e atmosferica – a piazzare in scaletta una manciata di strumentali di pregevole fattura.

A Yasiin tutto sommato non sembra però fregare granché della cosa. Svogliato e letargico, lo sentiamo infatti mugugnare in sonnambula cose (mi sarebbe piaciuto poterle definire rime, ma…) attraverso i beat. Particolarmente emblematico di questa svolta artistica, ed è l’unico brano che passerò grossolanamente al setaccio, è “Blade In The Pocket”: un lancio casuale di frasi nell’eco del vuoto, modulato con toni sempre differenti e privo di qualsiasi struttura metrica. Manifesto assoluto dell’incompiutezza di “December 99th”.

Yasiin Bey, Black Dante, Mos Def… Poco importa come si faccia chiamare, oramai è come il fantasma di un brillante matematico (cit.) che ha deciso di sperperare la propria esistenza tentando di dividere per zero. Ora ha annunciato il ritiro. Una decisione che, probabilmente, andava presa un attimo prima.

Tracklist

Dec 99th – December 99th (Tidal 2016)

  1. N.A.W.
  2. Blade In The Pocket
  3. SPESH
  4. Local Time
  5. Tall Sleeves
  6. Seaside Panic Room
  7. Shadow In The Dark
  8. It Goes
  9. Special Dedication
  10. Heri

Beatz

All tracks produced by Ferrari Sheppard

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