Cypress Hill – Elephants On Acid

Voto: 4 +

Alzi la mano chi, pensando al ritorno al gran completo dei Cypress Hill, negli ultimi due mesi e poco più non si è ritrovato almeno una volta a incrociare le dita. Beh, che la cosa servisse o meno…ha funzionato! Chiusa e oramai già dimenticata la scialba parentesi “Rise Up”, la storica crew di South Gate ha ritrovato dopo otto anni (o forse sarebbe più corretto contare fino a quattordici) la guida di Dj Muggs, il quale – in barba a quelle cinquanta candeline spente lo scorso gennaio – ha soffiato via le sabbie del tempo, riportando alla luce le rovine dell’antico Tempio. Con Elephants On Acid viene messo nero su bianco una volta per tutte il fatto che, per quanto siano entrambi elementi imprescindibili nel circoscrivere nella sua completezza l’identità della Collina, il peso specifico occupato dalle sonorità tenebrose e ipnotiche dell’architetto Muggerud supera di gran lunga quello dell’inconfondibile pitch nasale di B-Real.

Alternative non ce n’erano; serviva una mano pesante per tamponare quell’emorragia di dignità del brand palesatasi nel 2010, ma in realtà iniziata anni prima con il collaudo del ganja bus. Palla quindi a Muggs, che in piena trance agonistica (tre album autografati tra agosto e ottobre!) pesca a piene mani nel più lercio dei calderoni, ridestando groove psicotropi sopiti da decenni.

Il balzo temporale è evidente, ma è il fatto che non sia esclusivamente fine a sé stesso a renderlo una vera manna; niente a che vedere con quelle operazioni ad hoc cui siamo ampiamente abituati, a metà strada tra l’amarcord e il paraculo, però senza un briciolo di anima. Quello che i Cypress Hill portano è a tutti gli effetti un’anacronistica boccata d’aria fresca. Prendete “Band Of Gypsies: dopo le varie “What’s Your Number?” e “Armada Latina”, chi sperava in questo millennio di poter ascoltare di nuovo un singolo del genere da parte loro? L’atmosfera fumosa da rione indiano, le gocce d’acido che colano sulle corde di una chitarra travestita da sitar e B-Real e Sen Dog che – tra un tiro e l’altro – sembrano nuovamente pronti a spiegare a tutti in quale modo si uccida un uomo. Quanto mi erano mancati!

L’atmosfera collinare di “Elephants On Acid” non è insomma di quelle che puzzano di naftalina. L’aroma è molto più esotico e le sue esalazioni variopinte, alimentate ora da scampanellii acidi e poi da barriti lisergici, evocano nell’ascoltatore le visioni più disparate. E’ questione di istanti; un momento ti ritrovi a marciare calpestando i cadaveri sul campo di battaglia (Warlord) e in quello successivo sei sospeso in caduta libera verso le profondità della tana del bianconiglio (Thru The Rabbit Hole”). E’ un ascolto che fluttua tra episodi apparentemente sconnessi, ma legati tra loro da un substrato di interludi musicali che consente ai miasmi metallici di Falling Down di coesistere con la stravaganza poco salubre di Crazy senza turbare la quiete dei piatti della bilancia. L’ennesimo anacronismo – quasi un’anomalia di sistema – certificata dalla funerea parata di Muggs Is Dead, anch’essa eletta al seggio quale singolo, che cozza per logica con la natura streaming-centrica del fast food musicale dei nostri giorni. Potrà forse essere di difficile digestione (se vogliamo sforzarci nel trovare un difetto) per chi ha il codice sorgente di Spotify o Apple Music trascritto nei propri acidi nucleici, ma se nel vostro dizionario la parola album non è ancora stata sovrascritta dal termine playlist, allora sarà un po’ come sedersi a tavola dalla nonna.

In un’era in cui cannibalizzare il suono più in voga del momento è diventato lo sport nazionale, osservare una band – che è stata il vero prototipo di un’epoca in cui l’originalità era tutto – riappropriarsi finalmente della propria identità è un vero toccasana; tanto per la musica, quanto per l’Hip-Hop in generale. E allora ben vengano le cronache violente di “Locos, il vangelo apocrifo secondo B-Real di Jesus Was a Stoner (<<no superstitions or crucifixions or false prophets/crosses burnin’ in my hand, call it burned object/smoke gathers like holy masses/take a hit, pass it to the left, it’s in the passage/you know my disciples, this is a new revival/Judas rose and took the soil to enrich the cycle>>) e le nebbie psicomimetiche che avvolgono il cammino ciclico e senza fine di Stairway To Heaven, un sigillo adamantino sul disco.

Ve li ricordate gli elefantini rosa di Dumbo? Ecco, se pensavate che fossero il massimo della psichedelia proboscidata è solo perché non avete ancora visto (e soprattutto ascoltato) quelli di Muggs…

Tracklist

Cypress Hill – Elephants On Acid (BMG 2018)

  1. Tusko (Intro)
  2. Band Of Gypsies [Feat. Sadat and Alaa Fifty]
  3. Put Em In The Ground
  4. Satao (Interlude)
  5. Jesus Was A Stoner
  6. Pass The Knife
  7. LSD (Interlude)
  8. Oh Na Na [Feat. Brevi]
  9. Holy Mountain (Interlude)
  10. Locos [Feat. Sick Jacken]
  11. Falling Down
  12. Elephant Acid (Interlude)
  13. Insane OG
  14. The 5th Angel (Interlude)
  15. Warlord
  16. Reefer Man [Feat. Brevi]
  17. Thru The Rabbit Hole (Interlude)
  18. Crazy [Feat. Brevi]
  19. Muggs Is Dead
  20. Blood On My Hands Again
  21. Stairway To Heaven

Beatz

All tracks produced by Dj Muggs

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