Cymarshall Law – Imperfectly Perfect

Voto: 3,5

Ammettere i propri limiti può inaspettatamente rappresentare una vittoria. E’ una lezione che s’impara strada facendo e dimostra maturazione personale: la ricerca della perfezione è…perfettamente vana; intestardirsi significa condurre se stesso agli stessi risultati ottenibili nell’epica lotta contro i mulini a vento. Rinunciando – alcuni con maggiori difficoltà di altri – a quest’ottica, ci si accorge della necessità di schiacciare per un momento il pedale del freno, accostare, mettere meglio a fuoco questa pazza corsa chiamata vita e accettare che a volte può anche andar bene così: finché diamo il massimo di noi stessi, possiamo essere meravigliosamente imperfetti.

Il pensiero all’origine del nuovo lavoro di Cymarshall Law racchiude esattamente quanto appena accennato, un argomento certo complesso se si tratta del non limitarsi a una singola circostanza, bensì di costruirvi sopra un intero disco. Come preventivabile, la missione è di difficoltà più che adatta per un artista il cui passato ha già emesso sentenze parecchio positive in materia, è sufficiente effettuare un riesame di tutte le certificazioni di abilità nelle spaziature tematiche di una carriera fortemente contraddistinta da coscienziosità e da una visione molto chiara del percorso di crescita da affrontare sia a livello umano che musicale, oltre che di tutti i sacrifici che ciò ha comportato e comporta tutt’oggi, laddove molte dinamiche personali sono state cambiate dal naturale corso dell’esistenza (e ne parliamo appunto con l’autore qui).

Cymar offre il suo reality Rap (altra cosa rispetto agli intenti originari della definizione), ce lo suggerisce un identikit artisticamente atipico e raffigurato da un messaggio cristallino: c’è una famiglia da mantenere, una casa da pagare, dei ragazzi da crescere; e la musica, pur rivestendo sempre un ruolo rilevante, non dev’essere di ostacolo a tutto ciò. Testa sulle spalle e nessun sogno irraggiungibile da realizzare, dunque, solo la consapevolezza che con la musica indipendente oggi si campa con difficoltà astronomiche, il che non comporta automaticamente la rinuncia alla possibilità di registrare dischi di qualità nei ritagli di tempo concessi da lavoro e famiglia, realizzando che in fondo quel sogno apparentemente richiuso nel cassetto è invece qualcosa di percepibile al tatto. E’ così grazie alla costante carica di positività che l’artista mette in campo anche quando deve affrontare le avversità più oscure, quando viene messo in discussione nonostante gli immani sforzi nel prendere costantemente la decisione corretta, una serie di aspetti comprensibili grazie alla scelta di aprire all’esterno l’ordinarietà della propria esistenza, un racconto che emerge dettagliatamente attraverso le conversazioni appositamente registrate assieme ai figli, ognuna delle quali esplica la normalità del quotidiano nella stessa misura in cui sorregge il concept dell’album.

Nei pezzi di Cymarshall Law spicca l’abilità di saper tirare le somme senza compiacersi troppo dei risultati raggiunti, tenendo bene a mente che il percorso per migliorarsi non ha mai fine. Lo suggerisce la fine saggezza spirituale di una “Misunderstood” molto delicata, le cui corde emozionali vengono adeguatamente accompagnate dal più che consono loop di piano e dal cantato del ritornello, la cui idea di fondo è bilanciata dalla presenza di tracce come “The Bad Guy”, dove emerge invece la consapevolezza di non poter oltrepassare una determinata soglia per motivi assolutamente naturali, facendo i conti col rischio di essere visti in maniera distorta al primo errore commesso, nonostante il massimo dell’impegno nel condurre un’esistenza moralmente corretta e trovando le opportune parole per rappresentare il percorso intrapreso (<<I’m a work in progress, the job might never be done/…/I still stumble on the path of the righteous man>>). D’altro canto, gli ostacoli fanno parte del pacchetto con cui dobbiamo convivere tutti i giorni e “Championship Pedigree” suggerisce di affrontarli con sorriso e forza mentale, una dichiarazione d’intenti orgogliosamente rivolta ai propri figli, ma pure a chiunque sia disponibile ad ascoltare mettendosi in gioco.

La prestazione lirica complessiva è come sempre molto soddisfacente, senza dubbio competente e arricchita dalla musicalità di una delivery che di tanto in tanto diventa graffiante, sfruttando tutta la sua ispirazione Reggae. Oltre a una tecnica adeguatamente rappresentata dalla dizione molto liscia, dal perfetto controllo del fiato e infine dalla costruzione di brevi ma frequenti assonanze e rime multisillabiche in quantità soddisfacenti, c’è da sottolineare la consueta ampiezza argomentativa, la quale si distende tra la realizzazione di vere e proprie tracce tematiche come quelle appena menzionate, la realizzazione di pezzi di pura inventiva come l’ottima “The Dream Stealer” e le classiche dimostrazioni di stile che mai debbono mancare dal menù, esaminando la disperata necessità di originalità in un settore dove l’artista è oramai diventato automa (“The Same Guy”) o semplicemente divertendosi a tessere rime in compagnia dell’amicone Silent Knight e del più che valido Venomous2000, dando luogo a una “Murda Dem” fortemente tinta di giallo, rosso e verde, annoverabile tra i migliori momenti del lavoro.

Se quelle appena elencate sono certezze assodate, dove Cymar si mette davvero alla prova è nel segmento produttivo. Non è la prima volta che l’artista sceglie una strada completamente priva di collaborazioni esterne e se da questo punto di vista è senz’altro lodevole il gusto nella varietà delle selezioni musicali, altrettanto non si può sostenere per i metodi di assemblaggio, lasciando di conseguenza spazio ad ampie aree di miglioramento in materia. Il numero di pezzi riusciti non è certo esiguo, si pensi all’indovinata scelta delle corde pizzicate per “Championship Pedigree”, ai loop di piano e violino che sorreggono la profondità di “The Dream Stealer”, “Shine” e “Misunderstood”, tuttavia alcune sezioni del disco sembrano risultare inespressive, un sentore che crediamo di poter collegare soprattutto ad alcune linee di basso poco efficaci e che appiattiscono la consistenza generica del risultato finale, nonché all’elaborazione non troppo complessa nello sviluppo dei vari strati sonori. In alcuni frangenti le pecche in fase esecutiva vengono tutto sommato riequilibrate dall’originalità del sample, come dimostra una titletrack edificata sul pitch del riff principale della famosa “The House Of The Rising Sun“, alla pari della stessa “The Same Guy” che va ad attingere in fonti non scontate (la “For Your Love” degli Yardbirds); ma in concreto parliamo di una serie di campioni accelerati e abbinati a sezioni ritmiche che evitano di fossilizzarsi sul canonico boom-bap, saltuariamente privi della dovuta potenza e facendosi di conseguenza incolori (“Bruce Lee Said”).

Ne risulta un disco di giudizio indubbiamente più che positivo e del tutto simile alle precedenti proposte di Cymarshall Law, sempre puntuale nell’elevazione tecnica e concettuale dei testi eppure non ancora del tutto convincente nella decisione di autoprodursi. Resta tuttavia innegabile il fatto che se il fine è quello di stimolare il quoziente intellettivo dell’ascoltatore, allora mete come “Imperfectly Perfect” meritano di essere gettonate a dovere.

Tracklist

Cymarshall Law – Imperfectly Perfect (Lossless Digital 2018)

  1. Paint A Picture Intro [Feat. Nyari, Azari and Orion]
  2. Bruce Lee Said
  3. Misunderstood [Feat. Elsadie]
  4. The Dream Stealer
  5. Shine
  6. Still Painting Skit [Feat. Nyari]
  7. Imperfectly Perfect
  8. Murda Dem [Feat. Venomous 2000 and Silent Knight]
  9. Soccer Practice Skit [Feat. Azari]
  10. Championship Pedigree
  11. Can I Get A Ride! (Skit) [Feat. Tyshar]
  12. The Bad Guy
  13. Orion Soul
  14. The Same Guy
  15. The Warning [Feat. Nyari and AceWonda]
  16. The Finished Product

Beatz

All tracks produced by Cymarshall Law

Scratch

  • Dj Philip Lee: 15

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