Curumin – Japan Pop Show

Voto: n.g. | Reviewed by Jonathan

Dopo la caterva di uscite europee degli ultimi tempi (si veda ad esempio “The French Revolution”, recensito proprio dal sottoscritto questo mese), ritorniamo in America, spostandoci però al sud. Non mi riferisco ad Atlanta, ragazzi, ma all’America Latina che, non paga di avermi dato i natali trent’anni fa, ogni tanto tira fuori dei prodotti maledettamente interessanti. Per la precisione, il nostro viaggio ci porta nella patria della samba e della saudade, il Brasile tornato negli ultimi anni sotto i riflettori grazie a diverse pellicole dal gusto particolarmente moderno (“City Of God”, “Tropa D’Elite”) e operazioni molto intelligenti legate alla musica (penso alla bellissima serie di cover portoghesi di David Bowie ad opera di Seu Jorge). Che il Brasile e la sua musica avessero un fascino indiscutibile lo sapevamo già da tempo, gli autori degli anni settanta hanno tirato fuori delle cose incredibili e se proprio non vi va di fare del diggin’ selvaggio vi possono bastare le testimonianze di Madlib (curatore dei bellissimi “Dirty Brasilian Crates” nonché protagonista di alcune performance live in compagnia di J.Rocc e alcuni percussionisti brasiliani – cercate “Brasilintime: Batucada Com Discos”).

Tuttavia, non è con il buon Otis Jackson Jr. che dobbiamo cercare delle analogie passando a parlare di Curumin, musicista brasiliano talentuoso quanto poliedrico (canta, produce e ogni tanto si concede persino qualche rappatina). Il suo contatto con la California è la Quannum che, pare dopo un viaggio di Chief XL in Brasile, si è presa l’onere di distribuire “Japan Pop Show”, portando alla ribalta un artista decisamente interessante. Abbiamo molti spunti in questo disco ed elencarli uno per uno sarebbe utopico, ma su tutti c’è un’orgogliosa ricerca della melodia nel senso più brasiliano del termine, grazie soprattutto alle infinite possibilità che la lingua portoghese offre: “Compacto”, ad esempio, è un brano che pur con le sue divagazioni Funk finisce per essere un biglietto di presentazione più che esplicito della provenienza del suo autore.

Non di solo pane brasiliano, però, si vive e le influenze musicali provenienti dall’ambito più genericamente black sono presenti in maniera massiccia a partire dal Rap di “Kyoto”, che vede la partecipazione del buon Gift Of Gab e del suo amico Lateef, direttamente da casa Quannum, o nelle atmosfere ombreggianti (nel senso di Dj Shadow) di “Dançando No Escuro”, brano il cui inizio può ricordare la celebre “Six Days”. Non manca neppure l’Elettronica, si prenda ad esempio la gradevole “Caixa Preta”, che sembra essere il risultato di una vacanza dei Kraftwerk a Rio de Janeiro. Trattandosi di uno dei miei dischi preferiti, ho difficoltà a dirvi cosa non vada, sappiate quindi che “Japan Pop Show” è un prodotto ricchissimo e pieno di potenziali distrazioni, perciò potrete avere a volte la sensazione che in tutto questo turbinio di influenze si sia potuta perdere la rotta principale; ma a un ascolto più attento vi renderete conto di quanto le redini dell’operazione siano in realtà tenute con stretta più che salda.

Orecchiabile e intelligente, non so cos’altro chiedere a un buon disco: io ve lo consiglio vivamente, anche se è giusto avvisarvi che non troverete dosi massicce di Rap né Soul propriamente detto, è tutto frullato e versato in dosi uguali tra una traccia e l’altra. Buon ascolto e sperate che la Quannum distribuisca ancora uscite così valide e originali.

Tracklist

Curumin – Japan Pop Show (Quannum Projects/YB Music 2008)

  1. JapanPopShow
  2. Compacto
  3. Kyoto [Feat. Blackalicious and Lateef The Truthspeaker]
  4. Dançando No Escuro [Feat. Marku Ribas]
  5. Salto No Vácuo Com Joelhada
  6. Magrela Fever
  7. Caixa Preta [Feat. Bnegáo and Lucas Santtana]
  8. Saída Bangú
  9. Mistério Stereo
  10. Mal Estar Card
  11. Sambito (Totaru Shock)
  12. Esperança
  13. FuManchu

Beatz

  • Curumin, Gustavo Lenza and Lucas Martins: 1, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12
  • Chief XL: 3
  • Tejo Damasceno: 7
  • Curumin, Gustavo Lenza, Lucas Martins and Daniel Ganjaman: 13
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