Colle der Fomento – Adversus

Nei primi mesi del 1997 avevo sedici anni e mezzo, leggevo Aelle da poco e ascoltavo una quantità spropositata di dischi, sia vecchi che nuovi, dando una direzione meno vaga a una passione sbocciata nell’adolescenza e destinata a perdurare nel tempo; proprio tra le pagine di quello che all’epoca era ancora un bimestrale vidi la cover in blu di “Odio pieno” (poi virata in rosso nella ristampa), l’esordio di un gruppo romano che stava raccogliendo notevoli consensi da parte del pubblico specializzato: il Colle der Fomento. Inutile sottolineare che, una volta recuperato, consumai il nastro di quel classico predestinato imparandone a memoria ogni rima, fino a entrare in sintonia con un approccio che non consentiva equivoci sul posizionamento del trio allora formato dal Danno, la Beffa e Ice One: l’Hip-Hop hardcore italiano, al fianco di Sangue Misto, Kaos One, The Next Diffusion e pochi altri. Il resto è – letteralmente – storia.

Perché questa breve introduzione? Per chiarire che è impossibile scrivere del Colle senza coinvolgere cuore, emozioni e ricordi – elementi peraltro presenti, come vedremo, in diversi passaggi di “Adversus”; sorvoliamo quindi sulle questioni secondarie, anzitutto quella riguardante gli undici anni trascorsi da “Anima e ghiaccio”, e spendiamo subito l’unico giudizio possibile ricavato in un mese esatto durante il quale l’album non ha mai lasciato il mio stereo: siamo di fronte a un progetto che si allontana dalla media delle uscite nostrane per manifesta superiorità, adulto, composto in maniera sopraffina, scritto e interpretato con assoluta sincerità, spogliando le liriche da tutto ciò che è superfluo, gratuito, ridondante. La maturità anagrafica e artistica del Colle determina una prova di grande equilibrio, solida, autentica, frutto di una profonda intesa e di una fase realizzativa curata fin nel minimo dettaglio – e potremmo anche chiudere il discorso qui, segnalando il livello pregevole dei cinquantacinque minuti complessivi.

La densità di citazioni, autocitazioni e omaggi, l’altissimo numero di quotable e l’intensità di una gamma tematica che racchiude riflessioni personali e istantanee sul presente impongono tuttavia qualche parola aggiuntiva, considerata la mole e il significato di un’operazione come “Adversus”. Ecco, appunto: cos’è “Adversus”? E come collocarlo nel perimetro di una scena che sembra essersi arresa alle malie del Pop, che premia l’ego e la costruzione a tavolino di profili identitari posticci, che spettacolarizza tutto come nei peggiori talent? La risposta più efficace possiamo ricavarla direttamente dalle rime del Danno e Masito: <<allergico alle leggi del mercato/rido perché so che il sentimento è più che ricambiato/e sto precario, con me non c’è lo stronzo che si atteggia ad impresario/sarà perché li schivo, sarà per come vivo/sarà che nun permetto de mette bocca su quello che scrivo>> (“Nulla virtus”), <<solo amore, solo hardcore, solo un business triste/come nel ‘90 il Colle sta spingendo e insiste/…/alla leggera prendo te che non hai contenuti/hai fatto solo citazioni dopo tanti studi>> (“Lettere d’argento”) e <<resto indifferente al vostro mondo ridicolo/v’ho dato sette anni e nun m’avete smosso manco di un millimetro/…/io faccio il mio e non lo faccio né per loro e né per l’oro/lo faccio solamente perché sinno’ me moro/…/’sta gente ha visto mille lire e crede de valé oro/sul palco prima che fa buio come all’oratorio/…/alzo il volume perché il Rap ha un suono più pesante, più importante/esce dalle casse e infetta la tua mente/pe dittelo che quello che hai lasciato è niente>> (la titletrack) potrebbero figurare in un manifesto vero e proprio, indispensabile per capire l’orgogliosa indipendenza del gruppo, la coriacea coerenza di un percorso che si appresta a compiere un quarto di secolo e il possibile punto di vista su un atteggiamento che tende a normalizzare la carica eversiva e lo spirito anarchico dell’Hip-Hop.

“Adversus” è dunque il corto circuito all’interno di una realtà che procede alla deriva sotto il peso di un clamoroso tasso d’omologazione, una salutare alternativa contro <<rime che me possino/boccate de monossido>> (“Cuore più cervello”). La medesima traccia, condita da barre che faranno felici fan e nerd (<<e te cancello con un braccio come Kase 2/frecce dal mio arco tipo Phase 2/…/old school col ghetto blaster/paranoie a grappolo come le bombe Cluster/è Jesse Custer in missione/…/porto cattiveria e roba seria/so’ il capo di me stesso come Victor Von Doom in Latveria>>), assieme all’altra banger del lotto, la rickrubiniana “Sergio Leone”, esprimono l’anima più classica e battagliera del Colle, il cui potenziale si è sempre espresso con un’energia unica sopra le assi scheggiate del palco.

Ma, attenzione, il tutto non si esaurisce nei tanti ganci assestati contro il vuoto d’originalità che dilaga in ambito musicale e un sentire comune che sprofonda troppo spesso nel populismo puro (“Penso diverso”); da “Nostargia” in avanti il Colle sveste infatti la maschera mempo indossata in guerra (ridotta a pezzi nell’anta interna del digipak) e apre il racconto a fragilità, dolori e pensieri squisitamente umani sul trascorrere del tempo e sulla morte, raccogliendo le necessarie lezioni impartite dal passato (<<quello che sei prima o poi lo dovrai diventare/ed affrontare il tuo inverno con lo sguardo nell’abisso, risalendo dal tuo inferno/proprio come quel giorno, davanti a quel cancello/fermo, immobile con tutto quanto dentro/ingoiando lacrime, trattenendo il fiato/ho fatto l’unico respiro che contasse e sono entrato>>). Mood che non varia nei bilanci di “Miglia e promesse” e nelle strofe dolenti di “Polvere” (<<prima dell’odio e della scienza/prima del fomento e del veleno/in quattro in quella stanza/a dividerci le rime e l’incoscienza/adesso in questa assenza la mia onda s’infrange/e l’ombra dietro me ha sempre più la forma di una falce>>), svelando un lato a oggi inedito dei due rapper.

Resta da dire sul ruolo centrale di Dj Craim, che dopo “Coup de grâce” ha il privilegio di produrre “Adversus” (fatta eccezione per i due ottimi contributi di Little Tony Negri e Bassi Maestro) potendo contare sull’assistenza di Gabriele Centofanti (basso), Andrea De Nigris (chitarre) e Squarta (mix e master). Non a caso, il turntablist toscano rilegge la tradizione attraverso una pasta melodica dai tratti quasi analogici, in aperta contraddizione rispetto alla montagna di synth che l’Hip-Hop è oramai solito proporci: tra intro Blues (“Eppure sono qui”), sample polverosi (“Noodles”), loop ipnotici (di nuovo la titletrack), potenti riff Rock (“Sergio Leone”), brani acustici (“Miglia e promesse”), fino all’eleganza di “Musica e fumo” (versione perfino più bella dell’originale dei Loop Therapy, con quei cut deliziosi sul finale che fanno tanto “Rapadopa”) e “Polvere”, impreziosita dalla tromba di Roy Paci, il risultato è – perdonate la ripetizione – superlativo.

Le conclusioni credo possiate trarle da voi. Io mi limito solo a ribadire che il Colle der Fomento <<parla dall’anima, per l’anima de li mortacci vostra/che manco andate a tempo e vi ostinate a farla>>: chi vuol intendere, intenda.

Tracklist

Colle der Fomento – Adversus (No label 2018)

  1. Storia di una lunga guerra
  2. Eppure sono qui
  3. Nulla virtus
  4. Noodles
  5. Lettere d’argento
  6. Adversus
  7. Penso diverso
  8. Sergio Leone [Feat. Kaos]
  9. Cuore più cervello
  10. Nostargia
  11. Miglia e promesse [Feat. Kaos]
  12. Musica e fumo (re-edit)
  13. Polvere [Feat. Roy Paci]
  14. Mempo

Beatz

  • Dj Craim: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 11, 12, 13, 14
  • Little Tony Negri: 8
  • Bassi Maestro: 10

Scratch

  • Dj Craim: 2, 6, 12
  • Dj Craim e Dj Baro: 9
  • Dj Baro: 14
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