A cura di: Bra, AL-X, Moro

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Ma il legame tra Hip-Hop e Cinema, come abbiamo già avuto modo di dire, va ben oltre la semplice presenza davanti le telecamere di rapper ed esponenti della musica nera. Innumerevoli infatti le pellicole di ambientazione metropolitana che hanno trovato la propria fonte d'ispirazione nel ghetto, e cioè nell'humus stesso dell'Hip-Hop, rendendo naturale, nella trattazione dell'uno, il richiamo all'altro. Potremmo partire con "Higher Learning" (1994, "L'università dell'odio"), diretto dal bravo John Singleton, il quale ricorre ad una trama abbastanza semplice per raccontare una storia di odio e di razzismo: alla Columbia University la tensione tra i vari gruppi etnici (asiatici, afroamericani, ispanici, ariani) è arrivata ad un livello insostenibile, gli scontri sono all'ordine del giorno ed un gruppo di skinheads arriva a seminare il panico tra la folla di studenti. Molto convincente Laurence Fishburne nella parte di un docente ormai disilluso, ma che non rinuncia ad aiutare Malik (il protagonista, interpretato da Omar Epps) ad avere fiducia nelle proprie potenzialità. Buona l'interpretazione di Ice Cube (una sorta di filosofo di strada fuori corso da un bel po'), accompagnato da uno strampalato Busta Rhymes. Nonostante i temi presenti in "Higher Learning" siano già stati trattati in molti altri film, la forte presa di posizione nei riguardi di questioni così profonde e scottanti offre un ottimo spunto per riflettere sul problema del razzismo, specie in una nazione tanto controversa quanto gli Stati Uniti d'America. La colonna sonora si presenta adeguata alle varie situazioni spaziando tra Ice Cube, Rage Against The Machine fino ad Aretha Franklin e Curtis Mayfield. Una chicca per i maniaci delle curiosità cinematografiche: la prima frase pronunciata da Fishburne è <<Benvenuti nel mondo reale>>, la stessa che dirà a Neo appena uscito da Matrix. Passiamo a "Tales From The Hood" (1995), di Rusty Cundieff: Stack, Ball e Bulldog, tre giovani delinquenti, si recano in una camera mortuaria per ritirare della droga che credono sia stata depositata da quelle parti. Il proprietario del luogo, Mr. Simms (Clarence Williams III), mentre conduce i tre al nascondiglio dov'è custodita la droga intrattiene i visitatori con quattro storie. La prima riguarda l'agente Strong (Wings Hauser), un poliziotto bianco responsabile di aver picchiato a morte Martin Morehouse, un predicatore votato a sconfiggere la dilagante brutalità della polizia. Testimone dell'omicidio è Clarence, un giovane poliziotto nero nonché fratello del predicatore ucciso, che, sotto le minacce di Strong e dei suoi colleghi, abbandona la polizia e lascia impuniti gli assassini di suo fratello...finché un giorno Martin ritorna dall'oltretomba per farsi giustizia da solo. Nella seconda storia Walter, un bambino che subisce continue violenze sia a casa che a scuola, scopre di avere un potere magico con cui potrà definitivamente sconfiggere i bulletti della scuola e soprattutto il 'mostro'. Nella terza Duke Metzger (Corbin Bernsen), un ex membro del Ku Klux Klan che sta per diventare governatore di uno degli stati del Sud, prende residenza in una villa dove un tempo furono massacrati dodici schiavi: dodici bambole nascoste all'interno della villa racchiudono le anime di quegli schiavi, e aspettano solo l'occasione migliore per vendicarsi... L'ultima è la storia di Jerome, un condannato a morte per omicidio plurimo a cui viene offerta la possibilità di sfuggire al braccio della morte in caso decida di sottoporsi al trattamento riabilitativo (in stile "Arancia Meccanica"!) del dott. Cushing (Rosalind Cash), che lo metterà a confronto con tutte le persone che ha ucciso. I tre giovani, spaventati ma determinati a recuperare il loro bottino, minacciano Simms, finché costui non rivelerà loro la terribile verità... Le antologie dell'orrore sono un format piuttosto consolidato, basti pensare a "Tales From The Crypt" ("I Racconti della Cripta"), o a "Creepshow". In particolare, "Tales From The Hood" combina l'antologia horror con gli argomenti e le ambientazioni dei moderni 'gangsta-movies' come "Boyz N The Hood" (ed infatti lo stesso titolo del film è un duplice richiamo). L'horror in chiave 'black' non è una novità, se si pensa agli horror blaxploitation degli anni '70 come "Blacula" o "Ganja & Hess", ma a differenza di questi ultimi, caratterizzati anche da una spiccata vena umoristica, "Tales From The Hood" ha delle connotazioni sociali ben più serie, legate ai problemi che da sempre affliggono le comunità afro-americane. Razzismo, abuso di minori e violenza tra persone della stessa comunità sono i veri argomenti di questo film, non cadaveri resuscitati o bambole assassine. Da sottolineare che la produzione esecutiva è di Spike Lee, e la colonna sonora presenta pezzi, generalmente 'horrorcore', firmati tra gli altri da Wu-Tang Clan, Mobb Deep, MC Eiht e Gravediggaz. Molto interessante anche "Ghost Dog: The Way Of Samurai" (1999, di Jim Jarmusch), un'ottima idea di base al servizio di un noir criptico e moderno, capace di mostrare la vita di un samurai medievale in grado di muoversi con disinvoltura in una moderna giungla metropolitana. In quest'atmosfera scura e fumosa si aggira 'ghost dog' (Forest Whitaker), un killer professionista che basa tutta la sua vita sui dettami dell'Hagakura, l'antico libro dei samurai. Il suo scopo non è quello di uccidere per denaro, ma servire degnamente il suo padrone, un malavitoso che in passato gli salvò la vita. La sua esistenza è assai semplice: allenamento, libri, musica Hip-Hop e gli adorati piccioni che utilizza per comunicare con il mondo esterno. "Ghost Dog" è un film assolutamente da vedere, sia per la particolarità della storia, cioè un'antica e complessa filosofia applicata al modo di vivere odierno, sia per la stupenda colonna sonora curata da RZA (presente in una scena del film nella parte di un samurai in mimetica), che con il suo estro riesce a sottolineare e ad esaltare la stupenda fotografia di Robby Müller. Impossibile non essere coinvolti da pezzi come "Strange Eyes" dei Sunz Of Man, "Walking Through The Darkness" di Tekitha, "Fast Shadows" del Wu-Tang Clan. Musica ed immagini riescono a fondersi tra di loro in maniera eccellente, e l'interpretazione di Whitaker è di tutto rispetto. Tra l'altro in Italia "Ghost Dog" è stato pubblicato dalla Einaudi - ad un prezzo più che accessibile - in un formato che comprende libro e VHS, una vera chicca per i tanti appassionati. Passiamo a "Colors" (1998, "Colori di guerra"), diretto da Dennis Hopper, un regista che in molti ricorderanno per aver diretto nel '69 il bellissimo "Easy Rider" (road-movie per eccellenza). La pellicola è ambientata nei sobborghi di Los Angeles, e la guerriglia in questione è quella tra le due storiche bande rivali: i Bloods e i Crips. La trama si muove tra i violenti scontri delle due gang e quelli contro la polizia, incarnata da due sbirri: Robert Duvall, più umano e comprensivo, ed un giovane Sean Penn, più cinico ed intollerante. "Colors" rappresenta un ottimo spaccato sulla tragica situazione che affligge i giovani appartenenti a minoranze etniche, costretti a vivere ai margini di grandi e diffidenti metropoli. Per molti di questi ragazzi la gang incarna la 'famiglia' ideale nella quale poter trovare l'unica via di fuga dalla miseria del ghetto. La polizia diventa così il nemico per eccellenza, anche perché l'uomo in divisa blu da sempre rappresenta il potere dell'America bianca che tenta di reprimere in uno squallido degrado le comunità più deboli: cioè quelle nere ed ispaniche. "Colors" rispecchia degnamente la dura realtà degli anni '80, sottolineata dalla voce di Ice-T, che proprio con una sua canzone da il titolo al film. "Menace II Society" è l'opera prima dei fratelli Hughes (1993, "Nella giungla di cemento"): quella che i due intendono presentarci è la durissima vita dei ghetti di Los Angeles. A farci da guida sono gli occhi di Caine (Tyrin Turner), un afroamericano con tutti i problemi del caso: un'infanzia difficile a causa del padre spacciatore e della madre eroinomane, una vita disagiata, amicizie sbagliate, problemi con la polizia. Il film rappresenta semplicemente la realtà: dialoghi crudi, immagini serrate e momenti che non lasciano spazio alcuno alla fantasia. E' questa la forza espressiva degli Hughes brothers: di loro è stato detto che stanno a Spike Lee come il Rap sta al Jazz. "Menace II Society" è una denuncia sociale che abbonda (forse in alcuni casi anche in maniera eccessiva) di situazioni di matrice razzista in grado di colpire lo spettatore, e l'atmosfera del ghetto è resa con efficace e precisa crudeltà. La spirale di situazioni a cui è sottoposto Caine viene sottolineata da una colonna sonora in grado di ampliare significativamente lo scorrere delle immagini: Spice 1, Too $hort, Brand Nubian, N.W.A., Ant Banks, Pete Rock & C.L. Smooth sono solo alcuni dei nomi che potremmo citare. Con "Black & White" (2000) James Toback ci presenta un interessante parallelo al mondo dell'Hip-Hop fatto dai neri per i neri, e cioè la realtà dei giovani bianchi appartenenti alla medio/alta borghesia americana attratti ed affascinati dalla cultura Hip-Hop e da tutto ciò che vi ruota intorno. Il film offre una buona trattazione della multietnica società americana, spaziando tra momenti ironici ed altri più intensi e drammatici. In breve, la trama tratta le vicende di Rich Bower, un piccolo delinquente deciso a lasciarsi alle spalle la vita precedente diventando impresario di un gruppo rap che riscuote ampio successo tra i giovani dalla pelle chiara. Non tardano ad arrivare i problemi: la spregiudicata regista di documentari Sam Donager e il suo perverso marito si mettono al seguito di un gruppo di adolescenti della New York bene che cercano di imitare lo stile di vita di Rich. Intanto, l'ispettore Mark Clear sta tentando di incastrare Bower ricattando il suo amico d'infanzia Dean. Senza particolari incertezze, Toback dirige un film scorrevole il cui pregio maggiore sta nella scelta di inquadrare l'Hip-Hop da un punto di vista alternativo, per certi versi 'esterno' al fenomeno stesso. Tra gli attori vanno segnalate le apparizioni di Mike Tyson, Claudia Schiffer e Robert Downey Junior. Nella colonna sonora l'American Cream Team con "Middle Finger Attitude" e "It's Not A Game" (featuring Raekwon), Dead Prez con "Dem Crazy", Xzibit con "Year 2000", Everlast con "Life's A Bitch" e gli X-Ecutioners con "Dramacide". Se vivere nel ghetto è duro per un adulto, immaginiamoci quanto lo possa essere per un bambino: "Hardball" (2001, Brian Robbins) parla appunto di un gruppo di ragazzini il cui unico modo per dimenticarsi, almeno per qualche ora, della propria dura vita è la squadra di baseball del quartiere, guidata da un Keanu Reeves perfettamente calato nei panni di Conor O'Neill, un accanito scommettitore che per saldare i suoi debiti si ritrova costretto a fare l'allenatore. Dopo aver toccato il fondo, il suo personaggio riesce a ritrovare la gioia di vivere attraverso questo simpatico gruppetto di bambini che non ha avuto mai niente dalla vita. Meritevole il tentativo di mostrare il ghetto attraverso gli occhi di un gruppo di bambini, allontanandosi così dalle solite storie di lotta tra gang e malavitosi vari; il punto centrale del film rimane comunque la storia di Conor, di come quest'ultimo riesca a superare il proprio momento negativo e di apatia avvicinandosi alla semplice ed innocente purezza dei 'suoi' ragazzini. La colonna sonora si avvale della presenza di Jermaine Dupri, Da Brat, R. Kelly, Mobb Deep e (non a caso) una serie di piccoli rapper: Lil Bow Wow, Lil' Wayne, Lil' Zane e Sammie. Ma è "Big Poppa" di Notorious B.I.G. il pezzo più rappresentativo di "Hardball": vi resterà in testa come nella bella immagine del giovane lanciatore che per concentrarsi la ascolta di continuo nel suo walkman. Si parla ancora di sport in "Any Given Sunday" (2000, "Ogni maledetta domenica"), un buon film sul football - uno degli sport più amati negli States - diretto dal maestro Oliver Stone: il coach Tony D'Amato (Al Pacino) è costretto a gestire un team allo sbando, composto di vari buoni giocatori (tra i quali LL Cool J), il giovane talentuoso Willie Beamen (Jamie Foxx) e un presidente deciso più che mai a vendere la propria squadra (la bellissima Cameron Diaz). La trama si sviluppa attorno ai vari problemi che coinvolgono il team e D'Amato, ed in particolare il rapporto che quest'ultimo crea col suo giovane pupillo; il tutto condito da tiratissime scene di gioco. "Ogni Maledetta Domenica" non può dirsi al livello di altri capolavori di Oliver Stone quali, ad esempio, "Platoon" e "Natural Born Killers", ma mantiene comunque una propria dignità: buona l'interpretazione dei protagonisti, scorrevole la storia, pulita la direzione. La colonna sonora spazia tra l'Hip-Hop di "Reunion" (CNN), "Sole Sunday" (Goodie Mob featuring Outkast), "My Niggas" (DMX), e ancora Mobb Deep, LL Cool J, Mystikal, Guru, Common, ed il Rock di P.O.D., Hole, Godsmack ed Overseed. In "Dangerous Minds" ("Pensieri pericolosi", 1995, John N. Smith) Louanne Johnson (Michelle Pfeiffer) è un ex marine (divorziata e segnata dalla perdita di un figlio) che ottiene un incarico per insegnare lettere in uno dei peggiori licei di Palo Alto. Le viene affidata la classe considerata più difficile, perché composta soprattutto da chicanos indisciplinati e menefreghisti che scavalcano ripetutamente le più elementari regole scolastiche. Grazie ad un metodo di insegnamento non propriamente dei più classici, Louanne riesce ad instaurare coi ragazzi un ottimo rapporto, riuscendo a mostrare ad ognuno di loro di possedere enormi capacità. La povertà nei sobborghi di Los Angeles, l'odio tra le diverse etnie e la vita di adolescenti che si credono già uomini: questi sono i temi centrali di "Dangerous Minds". Ma il film non sembra poi molto convincente, è mediocre nello scorrimento e le situazioni sono piuttosto scontate; Smith dal canto suo non riesce a raccontare niente di nuovo, anzi si fa carico di una direzione dozzinale ed incerta. Il leitmotiv è la stranota "Gangsta's Paradise" di Coolio, che molto probabilmente contribuì con le sue note all'ottimo successo del film. Molto più interessante invece il bel poliziesco "Training Day" (2001, di Antoine Fuqua), che mischia un pizzico di blaxploitation con una buona dose di azione, e che può contare sulla presenza di due grandi attori come Ethan Hawke e Denzel Washington (che grazie al film in questione si è guadagnato l'oscar come miglior attore). South Central: il vecchio sbirro Alonzo (Washington), ormai smaliziato e corrotto, coinvolge la giovane recluta Jake (Hawke) in un losco piano che dovrebbe portare ad una grossa somma di danaro da rigirare alla mafia russa. Antoine Fuqua crea delle atmosfere molto tirate, le scene nel ghetto sono estremamente crude e rappresentano bene la situazione delle zone più degradate di Los Angeles, in cui Alonzo, anche se col distintivo, può girare tranquillamente in quanto membro della comunità nera. Nel film anche Snoop Dogg nei panni di un improbabile spacciatore in sedia a rotelle e Dr. Dre in quelli di un poliziotto corrotto al servizio di Alonzo. Nella colonna sonora, tra le altre, "W.O.L.V.E.S." di Krumbsnatcha ed MOP, "Put It On Me" di Dr. Dre e Dj Quik, "Fuck You" di Pharoahe Monch, "Greed" dei Cypress Hill e la splendida "Tha Squeeze" dell'inossidabile coppia Guru-Premier. <<Per battere i lupi, devi farti lupo>>, parola di Alonzo. E passiamo così a quella che è, culinariamente parlando, la portata principale, il non plus ultra del cinema che ha per tema centrale il ghetto: "L'Odio". Una giornata lunga un film: si apre la scena ed una voce fuori campo racconta di un uomo che precipitando dal cinquantesimo piano ripete a se stesso, mano a mano che si avvicina all'impatto fatale: <<Fino a qui tutto bene...>>. Il bravissimo Mathieu Kassovitz dirige con un bianco e nero sporco e allucinato un film (del '95) in cui non c'è una vera e propria evoluzione del racconto, bensì un incastro caotico dei frammenti di una realtà crudele e spietata. Sequenze che tumultuosamente si susseguono, linguaggio pesante e dialoghi inarrestabili sputati con lo stesso odio del titolo in faccia ad una società alla deriva, così come viene descritta dal regista. Venti ore (dalle 10:38 del mattino alle 6:01 del mattino seguente) nella vita di tre giovani disadattati, o meglio, ben adattati alla vita di strada dei banlieu (periferie) francesi: un bianco ebreo (Vinz, interpretato da Vincent Cassel), un maghrebino (Said, interpretato da Said Taghmaoui) ed un africano (Hubert Kounde, nella parte di Hubert), in giro tra il quartiere di Les Muguets (a 30 km dalla torre Eiffel) ed il centro di Parigi. Nel loro vagabondare c'è disperazione, rabbia, e odio per la perdita di Abdel, un amico massacrato dalla insensata ferocia della polizia. Vinz ha una pistola (sottratta proprio ad un poliziotto durante una violenta manifestazione di protesta), ed è intenzionato ad usarla per vendicare l'amico. Hubert, grazie alla boxe, vuole uscire dal degrado che obbliga lui ed i suoi amici a condurre una vita senza senso, ma quest'opportunità gli verrà negata, come può intuirsi nel concitato finale. La storia dell'uomo che precipita viene riproposta, ma questa volta la voce narrante parla di una 'società' che precipita, rassicurando sé stessa: <<Fino a qui tutto bene>>. Solo che il problema non è tanto la caduta...ma l'atterraggio. I dialoghi del film sono in verlan (un tipico dialetto parigino che consiste nel pronunciare le parole all'inverso, ad esempio 'bizarre' diventa 'zarbì'), gli attori mantengono lo stesso nome anche nel film, finzione e realtà si confondono per raccontare il disagio vissuto nel quotidiano di una società che tende a dimenticare e a confinare ai propri margini qualunque problema irrisolto, lo stesso Kassovitz si ritaglia una piccola particina (è lo skinhead che Vinz non ha il coraggio di ammazzare). Gustosa la scena della roulette russa organizzata da Asterix, un pazzo scatenato su di giri per la coca che deve dei soldi a Said e che 'ospita' i tre nel centro di Parigi per qualche ora; di sicuro effetto la scelta di scandire le immagini attraverso lo scorrere del tempo (con tanto di tic-tac) su fondo nero (probabilmente un omaggio velato alla struttura narrativa di alcuni capolavori di Stanley Kubrick). La colonna sonora, un calibrato supporto alle immagini del film, è firmata da numerosi esponenti dell'Hip-Hop francese, tra cui IAM e Supreme NTM. Nel film c'è anche un cammeo di DJ Cut Killer, che si allena ai piatti nella stanzetta di una casa popolare: bellissimo il movimento 'ad uscire' della macchina da presa sospesa ad una notevole distanza da terra, che rappresenta un'ideale evasione dal ghetto attraverso la forza della musica ("La Vie En Rose" suonata su una base dei Cypress Hill). "L'Odio" è una piacevole conferma delle nuove tendenze del cinema francese, attente alla lacerata realtà della periferia metropolitana (parigina, ma non soltanto). Meritatissimo il premio per la miglior regia alla 48^ edizione del festival di Cannes, e il César come miglior film e miglior montaggio. Rimaniamo in Francia con "Comme Un Aimant", diretto nel 2000 da Akhenaton e Kamel Saleh: è la storia di otto giovani di origini nordafricane cresciuti a Le Panier, un quartiere di Marsiglia. Nell'arco di pochi giorni, i protagonisti, abbandonati a sé stessi e al degrado che li circonda, passano da un'attività illecita all'altra. Nella escalation di illegalità e violenza due di loro perdono la vita, altri vengono arrestati e Cahuete (Kamel Saleh) progetta di incendiare la sua amata Marsiglia. Il 'magnete' del titolo ('aimant') è il quartiere stesso, una forza che intrappola gli otto personaggi ma che allo stesso tempo li unisce, ed è simboleggiato dalla panchina del quartiere, loro punto di incontro. "Comme Un Aimant" riflette la difficile situazione di uno dei tanti quartieri di periferia francesi popolati principalmente da immigrati africani, ma la mancanza di intensità nell'interpretazione dei personaggi non rende giustizia ad una storia potenzialmente avvincente. Sulla carta, il soggetto e l'ambientazione hanno qualche punto in comune proprio con "L'Odio", ma nella pratica non vi si avvicina minimamente. La colonna sonora, curata da Bruno Coulais e dallo stesso Akhenaton, riscatta in parte alcune lacune del film, grazie ad una serie di riuscite collaborazioni con stelle del soul anni '70 come Dennis Edwards dei Temptations, Millie Jackson, The Dells ed il grande Isaac Hayes, oltre ovviamente a tracce di artisti Hip-Hop marsigliesi (Shurik'n, Bruizza, Tony & Paco).

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