Cardi B – Invasion Of Privacy

Voto: 3

Impossibile non parlare di Cardi B: più di 520 milioni di views su YouTube, unica donna nel genere – dopo Lauryn Hill – ad aver scalato la vetta della Billboard Hot 100 con la sua “Bodak Yellow”. Ci si aspettava un suo album? Francamente no: dopo il featuring con nientepopodimeno che Bruno Mars, c’era il rischio che diventasse una delle voci onnipresenti e a lungo andare anonime di tutti i singoli/tormentoni della stagione. Iggy Azalea, Nicki Minaj… Negli ultimi anni abbiamo assistito al susseguirsi di hit di personaggi femminili più o meno tutti uguali, più o meno tutti di successo, fare la stessa cosa: ottenere la fama con musica di merda e tante allusioni al cazzo.

Ciò che ha di diverso Cardi B è una beata genuinità, considerazione che merita però qualche parola in più: non solo un personaggio costruito da guru del branding, ma un’autentica, grezza figura del South Bronx. Cardi B fa sorridere perché fa fare un salto nel passato, quando i primi rapper raccontavano di essere usciti dal ghetto ed essersi fatti i soldi. Solo che siamo nel 2018, Jay-Z, Puff Daddy e Dre sono su Forbes, di ghetto non si parla da mo’ e qualcuno che all’improvviso fa il botto non fa più tanta notizia. Come altri, Cardi B deve la sua popolarità ai social e viene scoperta soprattutto grazie a Instagram; cos’ha di diverso, quindi?

Il carisma, la personalità più espressa e una credibility (si dice ancora?), un passato così esplicitato che Lil Kim e Foxy Brown a confronto sono le sciure del circolo di ricamo della Brianza. “Invasion Of Privacy” è nato così: semplicemente, dopo “Bodak Yellow” non puoi non fare un album e ti conviene che piaccia tanto quanto la celebre hit. Ma il titolo? Viene spiegato subito in “Get Up Ten”, la prima traccia, molto più personale rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare: una dichiarazione d’intenti per ciò che verrà in seguito. Cardi non nasconde mai la propria storia ma, anzi, la usa per spiegare chi sia: ex stripper, famiglia povera, orgogliosa di dire che si è potuta permettere un dentista e un gran paio di tette nuove. Forse destabilizza il grande pubblico, ma è proprio ciò che funziona.

“Get Up Ten” è probabilmente il pezzo più classico come sonorità, per quanto di classico nell’intero album vi sia decisamente poco. Nel 2018 va la Trap e il concept del disco è sono figa e mi sono fatta i soldi. Serve il boom bap? Certamente non qui. Gira voce che Cardi B si serva di ghostwriter, però questa è una storia che si attribuisce da almeno vent’anni ad ogni mc del gentil sesso, pratica che solo oggi viene sdoganata un po’ per tutti. Considerato il genere musicale e lo spessore culturale dei testi di un Noreaga qualsiasi, forse uno scribacchino, chiunque egli sia, sarebbe qui decisamente superfluo e sicuramente troppo pagato. L’album è infatti un susseguirsi di potenziali hit radiofoniche che spaziano dalle sonorità del sud alla Trap, fino al – ahinoi – latino-americano…

“Drip” potrebbe tranquillamente essere un leftover dell’ultimo disco dei Migos, “Bickenhead” riprende una famosa hit del 2001 di Project Pat (fratello di Juicy J dei Three 6 Mafia), al quale cambia le iniziali in omaggio ai Bloods, gioco di consonanti qui marchio di fabbrica che si ripete per tutto il disco. Nello stesso stile ritroviamo “Money Bag”, il secondo singolo con gioco di lettera su Cartier (“Bartier Cardi”) e la francamente orrenda “She Bad”, che di buono ha solo che dà utili consigli per regali da fare alle proprie fidanzate.

Belcalis Almanzar sceglie il proprio street name in omaggio, naturalmente, al Bacardi e quindi alle sue origini caraibiche e sembra non possa fare a meno di proporci qualcosa che le richiami. Chi già la segue su Instagram non si sarà potuto risparmiare le stories con lei che canticchia cose latino-americane tipo “I Like It”, pezzo che farà proseliti in ogni barrio che si rispetti, oppure “Ring”, perfetto sottofondo per un Bershka al sabato pomeriggio, e canta citando perfino Lauryn Hill in “Be Careful”, traccia particolarmente melensa e terzo singolo estratto.

Confermando quanto detto in apertura, l’obiettivo era sicuramente quello di fidelizzare gli ascoltatori compulsivi di “Bodak Yellow” con una ripetizione della formula vincente in meno di un’ora. Come quindi dimostrano le vendite, “Invasion Of Privacy” fa le gioie del grande pubblico ed è senza dubbio un lavoro figlio del momento musicale in cui ci troviamo: non farà le gioie dei puristi del genere, ma in segreto qualche traccia per cazzeggiare la ascolterete tutti.

Tracklist

Cardi B – Invasion Of Privacy (Atlantic 2018)

  1. Get Up 10
  2. Drip [Feat. Migos]
  3. Bickenhead
  4. Bodak Yellow
  5. Be Careful
  6. Best Life [Feat. Chance The Rapper]
  7. I Like It [Feat. Bad Bunny and J Balvin]
  8. Ring [Feat. Kehlani]
  9. Money Bag
  10. Bartier Cardi [Feat. 21 Savage]
  11. She Bad [Feat. YG]
  12. Thru Your Phone
  13. I Do [Feat. SZA]

Beatz

  • The Beat Bully: 1
  • Cassius Jay with the co-production by Nonstop Da Hitman: 2
  • Ayo The Producer, Keyz and NES: 3
  • J. White with the co-production by Klenord Raphael: 4
  • Boi-1da, VinylZ and Frank Dukes: 5
  • Boi-1da and Allen Ritter: 6
  • J. White and Tainy with the co-production by Invincible: 7
  • Needlz with the co-production by Scribz: 8
  • J. White: 9
  • 30 Roc and Cheeze Beatz: 10
  • Dj Mustard and Official: 11
  • Benny Blanco, Andrew Watt and Bell: 12
  • Murda Beatz and CuBeatz: 13
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