Black Milk – If There’s A Hell Below

Voto: 4

BlackMilk2014500La crisi economica dell’ultimo decennio ha spinto parecchie realtà verso il basso e Detroit, Michigan, è sicuramente una di queste crude e tristi esemplificazioni di decadenza, un luogo di fabbriche abbandonate, zone depresse, di esseri umani disperati senza più né lavoro né ambizioni, se non quella di tirare a campare fino al giorno dopo. E’ una città che vanta una grande e conosciuta storia musicale, basti la semplice citazione della Motown, e nonostante sia diventata per lo più lugubre, non smette di essere amata da chi tutti i giorni respira la sua aria cercando di combattere la depressione e di trovare nell’orgoglio la forza per reagire a una situazione oramai critica. Detroit è anche colei che sfoggia fiori all’occhiello del calibro di Black Milk, una delle punte di diamante di una Motor City alla perenne ricerca di quel prescelto in grado di tenere in vita la legacy del compianto J Dilla: il ragazzo si è precocemente affermato tra i migliori produttori in circolazione ed ha intrapreso una fruttuosa strada migliorativa delle proprie capacità liriche, come suggeriscono i risultati che ha conseguito grazie alla dedizione.

“If There’s A Hell Below” trasuda Detroit ovunque, bella o brutta che sia per qualcuno è pur sempre casa, da qui nasce l’ispirazione per un disco che racconta di quartieri malfamati, personaggi loschi, di ricordi adolescenziali e citazioni culturali. Ed è proprio qui che la parte meno apprezzata di Black Milk, quella dello scrittore di testi, vive una nuova fase di progresso. Curtis Cross veste i panni di numerosi personaggi, cambia costume tra una pausa strumentale e l’altra (vi sono gradevoli stacchetti in fondo a parecchi pezzi), tesse la sua trama restando a metà tra fantasia ed esperienza personale. “Everyday Was” ne è un esempio lampante, un viaggio tra i banchi di scuola dove nacque l’ambizione che ha portato fin qui, le barre non sono solo collegate dalle sillabe, ma trovano un filo logico comune anche attraverso l’associazione delle immagini proposte, di termini dal duplice significato, un lavoro concettuale che se osservato con un po’ di attenzione assume notevole rilevanza. I vicoli più pericolosi da affrontare sono ben rappresentati da piccoli cortometraggi come “Gold Piece”, nella quale è apprezzabile l’abilità con cui viene spostata la telecamera da un personaggio all’altro nel passaggio di strofe tra Black Milk e un Bun B perfettamente in agio nel ruolo del cattivone di turno, usufruendo dell’ottimo sfondo musicale che sovrappone un piccolo loop di chitarra a un flauto. Un’immagine cittadina più su larga scala nasce invece dal contrasto evocato da “Grey For Summer”, punteggiata da un’orchestrazione di suoni di grande effetto malinconico sorretti da un basso possente e liriche echeggiate, dove i colori vivaci evocati dalla stagione citata nel titolo sono esattamente opposti al grigiore generale che si respira in quei luoghi, fondali comuni di tutte le osservazioni quotidiane descritte nel testo.

Detroit, come un po’ ovunque negli States, è anche differenza sociale, lo si intuisce chiaramente in chiusura d’album e mentre il beat scandisce un evidente omaggio a “Push It Along”, il testo sottolinea che <<you seen hell before, my niggas already lived it/if there’s a hell below, then we’re already in it/tell your white friends, Doe, come and pay us some visit…>>, a dimostrare che alcuni problemi di rilevante entità giacciono ancora oggi irrisolti, siano essi il colore della pelle o quella dannata sirena che ogni qualvolta si presenta nel quartiere provoca una fuga generale, come l’onomatopea utilizzata nella già citata “Everyday Was” suggerisce. Tracce come “What It’s Worth” – uno dei pezzi più belli di carriera, oseremmo dire – sottolineano l’intensità delle emozioni di un artista che cerca di esplorare la sua dimensione di musicista di professione correlando la mole di lavoro a risultati non sempre all’altezza, la melodia si fonde bene con l’elasticità di un flow ben padroneggiato, è un approccio all’arte che torna d’attualità in una “All Mighty” che vive su un’improvvisa sfumatura delle percussioni all’Elettronica, impedendo all’ascoltatore di rimanere impassibile dinnanzi alle sensazioni lasciate dalla musica. Come sempre, Black Milk assorbe influenze più o meno dappertutto, per poi lasciare libertà espressiva alle sue intuizioni: “Detroit’s New Dance Show” è una composizione Techno/Pop ideale per spararsi un rapid fire flow, ma non va confusa per una semplice sperimentazione che sconfina in altri generi, perché approfondendo la sua origine se ne scopre un sottofondo culturale completamente black. “Leave The Bones Behind” vede un breve ritorno all’uso tradizionale del campionatore, il suo loop quasi privo di percussioni lascia trasparire ispirazioni rzariane, tanto che ci si perde a immaginare come vi starebbe un Raekwon qualunque (c’è Blu, se vi accontentate…).

L’omaggio, diciamo esplicito, a tutto ciò che venne marchiato The Ummah si respira a pieni polmoni nella geniale “Story And Her”, che cambia intelligentemente pelle a metà strada per dividere svolgimento ed epilogo della storia raccontata. Curiosamente, uno dei due momenti meno memorabili dell’album è rappresentato da “Hell Below”, una strumentale che dovrebbe costituire il piatto forte del Nostro e che lascia un tantino indifferenti, ed è un peccato che il trio di beat – uno differente per ogni strofa – pensato per riunire i Random Axe in “Scum” lasci quella sensazione di incompiutezza. Pensando al grande spessore complessivo del disco, sono osservazioni che ci sentiamo di far scivolare in secondo piano, Black Milk lascia ancora una volta un solco musicale ed emozionale molto profondo, consacrandosi – semmai ve ne fosse ancora necessità – come uno dei talenti più brillanti che Detroit abbia mai partorito. Si sapeva quanto potesse pesare raccogliere un testimone come quello lasciato da Dilla, ma Black Milk le spalle le ha davvero grosse.

Tracklist

Black Milk – If There’s A Hell Below (Computer Ugly 2014)

  1. Everyday Was [Feat. Mel]
  2. What It’s Worth
  3. Leave The Bones Behind [Feat. Blu and Ab]
  4. Quarter Water [Feat. Pete Rock]
  5. Hell Below [Feat. Gene Obey]
  6. Detroit’s New Dance Show
  7. Story And Her
  8. All Mighty
  9. Scum [Feat. Random Axe]
  10. Gold Piece [Feat. Bun B]
  11. Grey For Summer
  12. Up & Out

Beatz

All tracks produced by Black Milk

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Mistadave

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