Black Milk – FEVER

Voto: 4

Un paio di apparizioni nel mixtape “Dirty District” degli Slum Village (and friends, considerata la tracklist), presto seguite da due beat per “Trinity (Past, Present And Future)” sempre dell’allora trio che in quel frangente schierava Baatin, T3 e il sopraggiunto Elzhi, sugellano il battesimo artistico dell’enfant prodige Curtis Eugene Cross, il quale allo scoccare dell’estate 2002 compiva diciannove anni. Da lì in avanti, complice la prematura scomparsa del suo mentore J Dilla, il talento di Detroit è diventato un termine di riferimento per l’intera scena Hip-Hop, dimostrando presto di essere molto più che un valido epigono.

Tralasciando i progetti collaborativi e quelli prettamente strumentali, “FEVER” è il settimo album in tredici anni per Black Milk – dato statistico che, tanto per iniziare, sottolinea una media realizzativa ragguardevole – nonché primo fuori per la Mass Appeal di Nas; è però anche quello che segna il maggior arco temporale trascorso tra una sua uscita solista e l’altra (ovvero “If There’s A Hell Below”), intervallo rivelatosi utile per capitalizzare al meglio l’esperienza maturata con la Nat Turner Band, al fianco del Nostro sia nell’intensa attività live dell’ultimo quadriennio che per “The Rebellion Sessions”.

In realtà, il supporto di un vero e proprio ensemble è per Milk una costante da “Tronic” in poi, formula che gli ha consentito di passare dal tradizionale beatmaking a un lavoro di pura composizione, smentendo così chi pretendeva di collocarlo – in maniera prematura – tra quei produttori abili solo a choppare sample. Qui, con Daru Jones e Chris Dave alla batteria, Malik Hunter al basso, Sasha Kashperko alle chitarre, Ian Fink alle tastiere e Kris Johnson ai fiati, il decennale percorso evolutivo trova tuttavia un ulteriore punto di svolta, intrecciando musica, pensieri e parole con una naturalezza nuova, figlia di un approccio che sembra aver assorbito il ricorso all’improvvisazione proprio delle esibizioni dal vivo – scenario ideale, presumiamo, per apprezzare “FEVER” come si dovrebbe.

La struttura articolata dei dodici brani del disco, interludi compresi, è appunto il frutto di un iter realizzativo che non lascia percepire stacchi significativi tra le registrazioni in studio di ciascun elemento melodico e il successivo passaggio alle macchine del protagonista stesso, bravo a dare il giusto respiro all’insieme invece che ridurlo a una rigida sequenza di loop. L’amalgama comprende potenti groove Rock/Blues (“2 Would Try”), viaggi intergalattici (“eVE”), dosi massicce di Funk (“Drown”), irresistibili suite Soul (“DiVE”) e gioiellini degni del repertorio Ummah (“Will Remain”), elenco che fornisce un quadro parziale dei numerosi registri in programma, ferma restando l’impronta inequivocabilmente Hip-Hop data al tutto.

Tra un’introduzione a base di synth (“unVEil”), andature sghembe (il singolo “Laugh Now Cry Later”), ingressi di chitarra elettrica a metà pezzo (“True Lies”) e deliziosi tocchi d’organo (“Foe Friend”), Black Milk si dota di una tela cui occorrono poche pennellate di colore per apparire completa; e se già sapevamo che il suo Rap – in particolare rispetto alle prime, un po’ acerbe apparizioni – aveva raggiunto livelli più che buoni, “FEVER” rimarca il concetto con un’interpretazione equilibrata, adulta e senz’altro adeguata alle profonde vibrazioni del sound. Alternando introspezione (“But I Can Be”), umoralità (“Laugh Now Cry Later”) e riflessione sociale (“Drown”), l’intreccio lirico attraversa uno spettro tematico ampio non oltre il necessario e scandito da episodi che, si parli di amore fisico (“2 Would Try”), sistema educativo americano (“True Lies”) o amicizie finite male (“Foe Friend”), intrattengono l’ascoltatore con la medesima efficacia.

A costo di ripeterci, il pregio principale di “FEVER” risiede nella sua qualità complessiva e di conseguenza, espletata la doverosa indicazione di questa o quella traccia, vi invitiamo a gustarne i quaranta minuti di durata con la certezza di avere tra le mani l’ennesimo colpo andato a segno all’interno di un curriculum vitae invidiabile e troppo spesso snobbato perfino dai presunti addetti ai lavori (magari impegnati a sprecare fiumi d’inchiostro per incensare l’ultimo cretino che va di moda tra i tredicenni…).

Tracklist

Black Milk – FEVER (Mass Appeal Records/Computer Ugly 2018)

  1. unVEil [Feat. Sudie]
  2. But I Can Be [Feat. Ab]
  3. Could It Be
  4. 2 Would Try [Feat. Dwele]
  5. Laugh Now Cry Later
  6. True Lies
  7. eVE
  8. Drown
  9. DiVE
  10. Foe Friend
  11. Will Remain
  12. You Like To Risk It All/Things Will Never Be

Beatz

All tracks produced by Black Milk

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