Black Milk – Album Of The Year

Voto: 4/4,5

BmilkAOTY500Se al titolo del suo terzo disco Black Milk avesse fatto seguire un bel punto interrogativo, sarei stato molto tentato dal rispondere probabilmente sì, chiudendo tutta la recensione nello spazio di due sole parole. A mio avviso, Curtis Cross (classe ottantatre, meglio sottolinearlo) può vantare una piccola anomalia, perché pur sforzandomi non riesco proprio a ricordare un mc/beatmaker che in maniera così rapida e continua abbia migliorato entrambi gli aspetti della propria musica (al contrario me ne vengono in mente tanti altri la cui scrittura non è mai andata oltre una stoica mediocrità…); ma se, tutto sommato, stupisce fino a un certo punto che il Rap passi dall’accettabile al decisamente buono (argomento affrontato a suo tempo per “Tronic”), è invece clamoroso notare come un produttore già eccellente superi se stesso abbandonando, tra l’altro, uno stile di cui era tra i principali fautori.

E’ in questo senso, vista la conferma di una maturazione lirica oramai fuori discussione, che “Album Of The Year” (nessun eccesso di narcisismo, si tratta di un bilancio personale sul duemilanove) fa memoria delle intuizioni proposte nel recente passato proiettandosi perfino oltre: evidente la formula “Give The Drummer Sum” in gran parte dei brani, con Daru Jones alla batteria, Tim Shellabarger al basso, Sam Beaubien, Matt Martinez e Justin Jozwiak ai fiati, Melissa Roberts agli archi e lo stesso Milk su sintetizzatori, piano elettrico e xilofono, nei rimanenti (“Welcome” è l’unico composto esclusivamente grazie a campionatore e sequencer) ambizione e risultati restano alti. Nello specifico, Black Milk riesce a dosare Gospel, clap, Afrobeat, synth, Rock ed altro ancora in un disco che suona senza alcun margine di errore Hip-Hop, aggirando l’esperimento (mi verrebbe da dire il Crossover) autocompiaciuto alla Kanye West e ritornando, quasi in un percorso circolare, alle origini, i beat devastanti, il Funk, le contaminazioni. A questo proposito, mi piace sottolineare un aspetto marginale (e forse da taluni sottovalutato) che rende Black Milk finanche più simpatico: nonostante una evidente predisposizione alla hit, il nostro non sembra voler scendere a facili compromessi e, imperterrito, continua ad uscire sotto il marchio Fat Beats.

Tornando al (quantomeno candidato) album dell’anno, resta da dire che nonostante le esperienze raccontate siano spesso drammatiche (“365”, “Distortion”) il tono complessivo non è particolarmente cupo e l’equilibrio è dato ad esempio dalla micidiale combinazione di “Deadly Medley” (tra i tre spicca Elzhi: <<Half of y’all shouldn’t rap, y’all do a shitty job like colon cleansing>>), “Gospel Psychedelic Rock” e “Round Of Applause” (notevole tutta la metà strumentale). Insomma, possiamo anche chiacchierare su classifiche (magari sarebbe meglio riflettere sul loro senso) e preferenze squisitamente personali, ma sul talento di Black Milk non c’è più nulla da dibattere: è un dato di fatto.

Tracklist

Black Milk – Album Of The Year (Fat Beats Records/Decon 2010)

  1. 365
  2. Welcome (Gotta Go)
  3. Keep Going
  4. Oh Girl [Feat. AB]
  5. Deadly Medley [Feat. Royce Da 5’9″ and Elzhi]
  6. Distortion [Feat. Melanie Rutherford]
  7. Over Again [Feat. Monica Blaire]
  8. Round Of Applause
  9. Black And Brown [Feat. Danny Brown]/Mad Rapper Skit (Fatt Father)
  10. Warning (Keep Bouncing)
  11. Gospel Psychedelic Rock
  12. Closed Chapter [Feat. Mr. Porter]

Beatz

All tracks produced by Black Milk

Scratch

All scratches by Dj Dez

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