AZ – Doe Or Die

Voto: 4 +

AZdod500In qualsiasi modo si ponga la questione, quando si parla di AZ si comincia sempre col riferirsi alla sua leggendaria partecipazione in “Life’s A Bitch”, un featuring che per quanto piccolo, se preso nell’insieme, fu una sostanziale parte di quello che tanti giudicano come il miglior disco Hip-Hop mai scritto. Il livello delle attese per il suo esordio solista, “Doe Or Die”, non poteva che essere sparato alle stelle, se non altro per testimoniare la conferma del suo talento lirico e lessicale, ricco di racconti di strada resi come fossero provenienti da una pellicola, rispondendo già a priori a chi si attendeva un prodotto che di “Illmatic” seguisse la falsariga diventandone un clone pre-confezionato. Niente di tutto ciò: a vago ricordo del disco di Nas resta solo l’introduzione parlata, in quanto ispirazione, tematiche e soprattutto sonorità sono quanto di più diverso ci si possa immaginare.

Come s’intuisce già da “Uncut Raw”, essenziale e possente nel beat, Anthony Cruz tesse storie che caratterizzano tutto l’album, dense di malavita, lusso, ricchezza, incastrando il tutto con diverse rime multisillabiche poste spesso nella stessa linea, una caratteristica stilistica presto divenuta un suo marchio di fabbrica. Più che da “Illmatic”, quindi, l’ispirazione deriva chiaramente da Kool G Rap. Nas ed il suo coro cantilenato accompagnano “Gimme Your’s”, esemplificazione cinematografica di vita legata allo spaccio raccontata dal punto di vista criminale, basata sull’enorme ammontare delle possibili fortune ed il costante rischio che si corre scegliendo quel tipo di soluzione per vivere. “Ho Happy Jackie”, invece, si concentra abilmente sull’avere a che fare con donne in vendita, il cui livello intellettivo è inversamente proporzionale alla bellezza esteriore, restando impressa per la capacità del rapper di cercare dettagli sempre diversi per esprimere concetti già noti. Nas si ripresenta più tardi con un featuring vero ricreando la vecchia magia, la lenta “Mo Money, Mo Murder” è difatti composta da tre strofe con i due ad invertirsi costantemente l’ordine di apparizione scambiandosi rime mafiose, e in fondo alla quale è possibile scovare la mini-track intitolata “Born Alone Die Alone”.

La maggior parte del disco ci tiene a picchiare con i beat e “Rather Unique” non si tira certo indietro, essendo una delle due basi offerte dalla leggenda Pete Rock, massiccia come una roccia e allo stesso tempo delicata come una rosa, composta da tre strofe riempite di termini assonanti e consonanti, chiave vincente per la scorrevolezza del flow. Più ricca è invece la struttura di “I Feel For You”, piuttosto tesa, mentre l’alta tonalità vocale di AZ rende irresistibile il pur semplice coro della cospiratoria “We Can’t Win”, che con il suo lieve tocco di piano risulta essere una delle migliori tracce dell’album, pur non godendo della stessa fama dei singoli. I quali, già che li abbiamo citati, sono quegli episodi che si staccano di netto con la compattezza complessiva del disco, se consideriamo che “Sugar Hill” e la sua vita criminale-godereccia rappresenta una delle parti più orecchiabili dell’album, mutuando dalla “Sugar Free” dei Juicy la struttura morbida e la decisa linea di basso, e che la titletrack strizza l’occhio al trend dell’epoca attraverso la ricerca di un suono marchiato West Coast. Chiaramente costruita sull’intento di far salire il disco in classifica una volta pubblicato, la title track “Doe Or Die” vive sulle fisse del rapper proponendo argomenti già affrontati prima ma sempre con un modo espositivo diverso, altro segno tangibile della creatività nello scrivere, giungendo alla conclusione, tra un riferimento alla Colombia ed un altro a Scarface, che lo status è costantemente determinato dal salario e non da armi o muscoli. Di “Sugar Hill” esiste peraltro anche un superfluo remix, traccia finale che indurisce i concetti sonori dell’originale mantenendo l’accenno al coro cantato, che risulta tuttavia fiacco, non aggiungendo nulla a quanto già sentito.

Oltre a quanto appena considerato, si può ironicamente asserire che uno dei difetti di “Doe Or Die” sia il fatto di rappresentare, dopo vent’anni di carriera, ancora il miglior lavoro mai scritto da AZ, la cui carriera (come quella di Nas) ha vissuto di tanti alti e bassi, talvolta mortificando un talento così creativo per lo scrivere rime che avrebbe senz’altro meritato di più.

Tracklist

AZ – Doe Or Die (EMI Records 1995)

  1. Intro
  2. Uncut Raw
  3. Gimme Your’s [Feat. Nas]
  4. Ho Happy Jackie
  5. Rather Unique
  6. I Feel For You
  7. Sugar Hill
  8. Mo Money, Mo Murder “Homicide” [Feat. Nas]/Born Alone Die Alone
  9. Doe Or Die
  10. We Can’t Win [Feat. Amar]
  11. Your World Don’t Stop
  12. Sugar Hill (Remix)

Beatz

  • AZ and Lunatic Mind: 1, 8b
  • Loose: 2
  • Pete Rock: 3, 5
  • Buckwild: 4
  • Amar with the co-production by AZ: 6, 10
  • L.E.S.: 7, 12
  • DR Period: 8a
  • N.O. Joe: 9
  • Ski: 11
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