Ape – The leftovers

Reviewed by Gabriele Bacchilega

Inaspettato e piacevole ritorno quello di Ape, rapper brianzolo dato oramai per disperso dopo circa un deca di assenza dalla scena e che riesce invece a riproporsi in forma e credibile. A inizio duemila, dopo qualche annetto con la crew Trilamda, l’mc avvia la sua carriera solista con l’EP “A domani” (2002), seguito nel 2004 dall’esordio sulla lunga distanza, “Venticinque”, e l’anno successivo dal sophomore “Generazione di sconvolti”. Dopodiché, fatta salva qualche sporadica collaborazione, si salta al 2009 con “Surplus”, ultimo progetto prima di saltare al 2018 in corso, anche se a dire il vero un significativo segno di vita era già stato dato l’anno scorso grazie a “Gemelli”, autoproduzione in coppia col fido Asher Kuno.

Con “The leftovers”, Ape dimostra di non aver dimenticato come si scrive, riuscendo a raccontare e raccontarsi con sincerità e maturità, evitando forzature o bullismi e alternando momenti solari e leggeri ad altri più riflessivi. Forse non a caso, sul lato rime l’mc lombardo opta per l’autarchia, mentre sul versante sonorità la scelta è diametralmente opposta, con vari e stilisticamente distanti macchinisti a proporre un eterogeneo e gradevole mix sonoro.

Già con la prima traccia, “Debutto”, Ape scopre le carte per un comeback che ha il forte sapore di un nuovo esordio, spiegando – su un beat classico e rotondo a firma Dj Fastcut – chi sia e perché scriva: <<mica ti parlo dei quartieri fra’, vacci piano/mai fatto parte dei pionieri del Rap italiano/punto a captare l’attenzione di chi ascolta/e strapparti un’emozione è la motivazione ogni volta>>. Attitudine e filosofia di vita ribadite in maniera altrettanto esplicita e onesta in “Attore non protagonista”, bel pezzo con un’altra produzione dal taglio old school made by Apoc e scratch griffati Fastcut.

In un attimo il cielo si fa però cupo e ci si ritrova immersi nella penombra di “Demoni” e “Prigioniero”, con rime introspettive, paranoiche e in forte ma gradevole contrasto con le strumentali Elettroniche e dal respiro internazionale, ad opera rispettivamente di Ill Papi e Tyrelli. Nella prima i tormenti, di natura sentimentale, <<sono lampi violenti che accecano tra sensi di colpa e rimorsi/cosa avrei potuto dire e fare, come avresti voluto che fossi>>, mentre nella seconda le pare sono legate al timore di fallire in senso lato, alla <<paura di cambiare direzione, troppi dubbi, troppi se, troppi come/i sogni che diventano illusione, la vita vera che schiaccia le persone>>.

C’è poi spazio anche per un amaro noi nel singolo “Borghesia suburbana”, con lo sguardo di Ape che s’allontana dallo specchio per spostarsi sul contesto che ci circonda e di cui, volenti o nolenti, facciamo parte, una società falsa e opportunista che <<non tollera alcun difetto, desidera il mondo perfetto/non dà confidenza alla gente, chi siano non è importante/se sente frusciare il contante diventi anche tu interessante>>.

Non mancano, comunque, momenti più leggeri e spensierati quali “Leader”, racconto di un viaggio di piacere in terra albanese a base di locali, bibite e fauna locale, come pure tracce dove il sentimento regna sovrano, nella gioia (“Vocazione”) e nel dolore (“Noi due”). In mezzo a questo bailamme di tematiche e atmosfere, segnalo inoltre “Sedici noni” – omaggio a Monty Brogan, ossia il protagonista del cult “La 25^ ora” – e la conclusiva “Chiudi gli occhi”, una lettera da padre a figlio/a con produzione stilosa di Bassi Maestro e nella quale Ape riesce con poche e semplici parole a riassumere concetti importanti: <<non pensare ci siano dei limiti, te li crei quando pensi di averli/e i traguardi comincia a sognarli, prima o poi smetterai di temerli>>.

“The leftovers” è dunque un bel disco, orecchiabile e di facile assimilazione; certo niente di epocale o clamoroso, ma col grande pregio di suonare equilibrato tanto nelle rime quanto nelle sonorità. Ape non strafà, non strappa, al contrario punta esclusivamente sulla propria voglia di esprimersi senza filtri né maschere e ancora attraverso il Rap, qui strumento e non fine. Una scelta che, rapportata al contesto attuale zeppo di eccessi e personaggi/comparse, appare paradossalmente un azzardo, ma che alla fine della fiera conferma come puntare sulla potenza dell’autenticità sia assolutamente cosa buona e giusta. Bentornato!

Tracklist

Ape – The leftovers (No label 2018)

  1. Debutto
  2. Demoni
  3. Prigioniero
  4. Borghesia suburbana
  5. Leader
  6. Vocazione
  7. Attore non protagonista
  8. Sedici noni
  9. Alieno
  10. Noi due
  11. Chiudi gli occhi

Beatz

  • Dj Fastcut: 1
  • Ill Papi: 2, 5, 6
  • Tyrelli: 3
  • Beat Provider: 4
  • Apoc: 7
  • Jack The Smoker: 8
  • Kanesh: 9
  • Eiemgei: 10
  • Bassi Maestro: 11

Scratch

  • Dj Fastcut: 1, 7
  • Dj Nexus: 2
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