Né Los Angeles, né New York: Philadelphia. Hip-Hop vissuto e concepito come una realtà immensamente eterogenea, variopinta, personale. Old School, breakbeat classici, ottimi testi, jazz, funk: questi gli ingredienti base della musica partorita dai Roots. La loro storia comincia nel lontano 1987 alla Philadelphia High School For Creative And Performing Arts, dove il giovane Tariq Trotter (Black Thought) conosce il promettente batterista Ahmir-Khalib Thompson (un tempo Brother?, ora ?uestlove), figlio d'arte del frontman dei Lee Andrews And The Hearts, una band che ebbe un discreto seguito sul finire degli anni '50. I due cominciarono ben presto ad esibirsi assieme al bassista Christian McBride nelle strade della loro città, Ahmir sotto lo pseudonimo di Radioactivity produsse la sua prima vera base per Black Thought ed al trio andò ad unirsi il tastierista Joey De Francesco: ben lontani dal successo i quattro riuscirono comunque a raggiungere un certo di livello di notorietà negli ambienti musicali underground di Philadelphia. E' nel 1989 che Black Thought e Brother? cominciarono a farsi chiamare The Roots, ma si trattava ancora di una formazione provvisoria: col tempo vennero ad aggiungersi il bassista Leonard Hubbard (Hub), la seconda voce Malik B, il tastierista Kamal e, in seguito, 'The Godfather Of Noyze' Rahzel (cugino di Raheeim dei Furious Five). Nel 1992 la svolta decisiva: il bassista Jamaladeen Tacuma li volle con sé per il Moers Jazz Festival in Germania, un pubblico di circa diecimila appassionati decretò un successo inaspettato ed i Roots, finalmente, decisero di entrare in uno studio per registrare il loro primo album. Completamente autoprodotto (ristampato nel 1997 sempre dalla Remedy), "Organix" è senza ombra di dubbio il primo vero disco Hip-Hop interamente suonato: lontanissimo dalle sonorità più in voga in quegli anni, "Organix" è una sorta di 'jazz session' divisa in diciassette preziosissimi episodi: "Pass The Popcorn", "Good Music", "Grits", "Common Dust", "The Session" (più di dodici emozionanti minuti). Inizialmente l'inusuale originalità musicale dei Roots non attecchì particolarmente tra gli appassionati di musica Hip-Hop, ciononostante furono in molti a riconoscere in loro uno straordinario mix di tradizione, innovazione e sperimentazione: dagli ambienti musicali 'meticci' ai primi passaggi in radio il passo fu veloce, l'interesse attorno al gruppo crebbe notevolmente ed in breve tempo arrivarono le prime proposte da parte delle etichette più famose. Verso la fine del 1993 il contratto con la Geffen: l'opportunità era delle più ghiotte e la cricca di Black Thought mise a segno il proprio colpo dall'eloquente titolo di "Do You Want More?!!!??!" (1995). In linea con quanto già ascoltato in "Organix" i Roots mostrano nel loro secondo album una dilagante maturità ed un talento del tutto particolare, le loro sonorità continuano a mischiare il Rap al Jazz (con almeno un paio di evidenti richiami al Rock) in un continuo rincorrersi di rullanti e tastiere condite da una spruzzatina di trombe, cornamusa (la titletrack) ed effetti vari ad opera di un eccezionale Rahzel (storica oramai la sfida con ?uestlove che gli ha permesso di entrare a far parte del gruppo). Impossibile stabilire con precisione se "Do You Want More?!!!??!" sia o meno l'album più bello dei Roots, probabilmente è quello più affascinante, più caldo, ed è un disco estremamente completo sotto tutti i punti di vista. Ottimo il riscontro di pubblico al Lollapalooza ed al Montreux Jazz Festival (in Svizzera), ma è solo nel 1996, in seguito all'uscita di "Illadelph Halflife", che i Roots riescono a conquistare definitivamente la diffidente platea Hip-Hop: attraverso un approccio più classico, ma comunque senza snaturare minimamente il proprio stile, il gruppo di Black Thought se ne viene fuori con un serratissimo cd di 20 tracce in grado di mettere d'accordo un pò tutti. "Illadelph Halflife" è semplicemente il 'passo successivo', l'aggiunta di un tassello, il perenne tentativo di rimettere in gioco sé stessi e la propria musica attraverso qualcosa di nuovo. Il disco diventa subito un tour e l'interesse per la band di Philly viene ad amplificarsi notevolmente grazie ai loro spettacolari live-show. Ma è soprattutto con "Things Fall Apart", nel 1999, che il successo diventa realmente globale: al cambio d'etichetta (dalla Geffen si passa alla più nota MCA Records) segue una distribuzione migliore ed il quarto disco dei Roots, trascinato soprattutto dal bellissimo singolo "You Got Me" (scritto con Jill Scott ma cantato da Erykah Badu), riesce a scalare le classifiche (specializzate e non) di mezzo mondo, portando il loro nome all'attenzione di tutti. Nonostante sia meno 'jazzy' dei tre dischi precedenti "Things Fall Apart" conferma in pieno il cammino intrapreso tempo prima dalla band: abbondanti i riferimenti e gli omaggi alla musica nera, bellissimi i testi, superbo l'incedere musicale. Quasi a sigillo di una solida unità di base "Things Fall Apart" non viene meno alla bizzarra numerazione delle tracce presenti nei dischi dei Roots, segnalate nel corso del tempo come un'unica ed interminabile sequenza: nello specifico il loro quarto disco va dalla traccia 54 alla 70. E' dello stesso anno il bellissimo "The Roots Come Alive", primo disco live del gruppo che per buona parte racchiude al suo interno il meglio di "Things Fall Apart" e di "Do You Want More?!!!??!": dal vivo è possibile percepire la vera natura da 'live-band' dei Roots, lo spettacolo offerto è di primissima qualità ed il risultato finale è un disco esplosivo. Intanto il gruppo aveva collezionato varie partecipazioni ad alcune colonne sonore Hip-Hop ("High School High", "Men In Black", "Ride") e collaborato alla realizzazione di "Baduizm" (Erykah Badu) e "Kollage" (Bahamadia), per poi registrare nel 2001 il bizzarro "Unplugged" di Jay-Z; nel 1999 inoltre Rahzel aveva fatto uscire il suo primo disco solista, "MTM 2000". Arriviamo così al 2002, anno d'uscita del quinto album dei Roots: "Phrenology". Il cambio d'atmosfera dovuto ad un maggiore utilizzo del campionamento è evidente, ma l'essenza della loro musica rimane straordinariamente intatta: dalla gettonatissima "The Seed (2.0)", col featuring di Cody Chesnutt, ai dieci sconvolgenti minuti di "Water" (Black Thought parla dell'uscita dal gruppo di Malik B - probabilmente per motivi di droga - sostituito da Ben Kenney), 14 pezzi (più due bonus tracks) che confermano nel miglior modo possibile il complesso percorso artistico dei Roots. Non resta che aspettare la loro prossima mossa...

Bra

 

DISCOGRAFIA

- The Roots
Organix (1993)
Do You Want More?!!!??! (1995)
Illadelph Halflife (1996)
Things Fall Apart (1999)
The Roots Come Alive (1999)
Phrenology (2002)

- Rahzel
MTM 2000 (1999)
Superhuman (2003)

 

SITI SEGNALATI
TheRoots.com