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ALOE BLACC:
1/4 Panama
1/4 r&b
1/4 Hip-Hop
1/4 Stones Throw
shakerare bene e servire on the rocks.
Se fosse un cocktail, ebbene sì, Aloe Blacc si potrebbe sintetizzare così. Per molti
è la versione di Mos Def con influenze latine. Per molti è l'ennesimo genio della flotta Stones
Throw. Per me, ha del talento che ha bisogno di una precisa direzione. "Shine Through"
è il primo album completato da Aloe come solista ed è quasi interamente autoprodotto. Le eccezioni a questa scelta non sono però certo da scartare, dato che si vedono nomi come Madlib, il fratello Oh No e
J Rawls tra i guest producers. Il progetto in sé per sé è un po' un incontro tra
Hip-Hop, r&b, Dancehall e musica latino-americana, ciò rende sicuramente originale il prodotto ma per certi
versi toglie qualcosa alla versatilità d'ascolto. La voce di Aloe è penetrante, i suoi testi acuti ed originali ma una volta arrivati ad ascoltare le canzoni centrali di questo CD a 17
tracce si ha l'impressione di non ascoltare più un prodotto r&b, bensì un disco di musica latina simile a ballate spagnole. Questa
è forse la grande defezione dell'album. Capisco bene che Aloe desideri far riflettere le sue radici nella sua musica ma forse si spinge oltre il limite. Canzoni come "Patria Mia" o "Nascimento" sono
sì musica di gran qualità, ma avrebbero avuto più senso su un disco interamente dedicato a questo tipo di musica.
Tolto questo, i concetti sono abbastanza originali e le basi si adeguano al mood ed alla cantata di
Blacc. "Busking" è una delle canzoni più divertenti che abbia sentito
ultimamente: in sintesi si tratta di Aloe che aspetta un pullman per arrivare ad un appuntamento e passa il tempo
sperando che arrivi in tempo. Guardatevi il video su youtube, se ne avete l'occasione...
Altri passaggi degni di nota sono sicuramente "Whole World", traccia d'apertura con un retrogusto Daft Punk,
"Long Time Coming", "Cagedbird Son", uno dei pochi brani prettamente Hip-Hop con una base molto bella, "One
Inna" prodotta da Madlib ed "Evildoers", la traccia di chiusura. Da annotare anche il remix in spagnolo di "Ordinary People" di John Legend, che però avrebbe potuto essere molto più
bello se qualcuno non avesse inserito delle trombette da fiesta messicana sulla base di pianoforte originale.
Insomma, come anticipato nell'apertura di questa recensione: 'sto ragazzo ha talento. Adesso deve capire bene se la sua musica vuole essere
più Aloe o più Blacc, tutto qui. |