Public Enemy – Man Plans, God Laughs

Voto: 3,5

PEManPlansGodLaughs500Per chi, come il sottoscritto, da più di due decadi segue l’operato dei Public Enemy con affetto ed entusiasmo, l’uscita di “Man Plans God Laughs” portava un quantitativo più o meno simile di entusiasmo e dubbio. Il primo sentimento è facilmente decifrabile, nel caso personale si parla di una band con cui si è letteralmente cresciuti seguendone l’evoluzione passo dopo passo, costellando la propria stanzetta con gadget di ogni tipo ivi includendo tutti i pezzi della loro discografia essenziale. Il secondo è insito nel fatto che, per quanto siano state apprezzabili le uscite più recenti, con particolare lode a un lavoro quale “Most Of My Heroes…”, è chiaro che i Public Enemy non siano più quelli di una volta e, per logica, non potranno mai esserlo, comprendendo che il picco possa essere toccato una volta ed una soltanto e che l’avanzare dell’età non risparmi nessuno di noi (anche se, giusto per dire, firmerei qualsiasi documento per possedere l’energia che Chuck D sprigiona sul palco a 55 anni…).

Ciò porta ad inevitabili quesiti. Il collettivo è una pallida versione della leggendaria e controversa band che terrorizzò i benpensanti americani ai tempi d’oro? E’ ancora in grado di trasmettere qualcosa di significativo, seppure il momento di massimo splendore sia lontano? Il nuovo album contribuisce a dipanare ogni incertezza su entrambi i fronti, trovando un suo modo di incidere pur al netto di difetti riscontrabili in tutte le uscite recenti firmate dal b-boy nel mirino.

Sin dalle prime battute è evidente l’impostazione lirica scelta per i brani, niente fiumi di sillabe ma concetti essenziali espressi con precisione, strofe scarne scritte avvalendosi sia di schemi metrici prestabiliti che di fasi più discorsive: Chuck D mostra di aver perso qualcosa della sua aggressività ma, se non altro, ha mantenuto intatta l’autorità. Ad ogni buon conto, i testi trasmettono tutto ciò che il gruppo ha bisogno di comunicare, la necessità è rimasta quella di denunciare, di far sentire forte la voce anche in nome di chi non può farlo, di accendere la coscienza nelle nuove generazioni di cittadini afroamericani mettendole in guardia contro il nemico comune. Chuck D spara contro il sistema ma non risparmia colpi verso la sua comunità, la critica verso l’imposizione della potenza bianca è e farà sempre parte dei suoi dischi nella stessa misura in cui vengono messe allo scoperto alcune mancanze da parte degli stessi fratelli: ad ogni <<I don’t believe a single word I receive>> corrisponde un <<it’s cool to be black until it’s time to be black>>. “Me To We” ed il suo accattivante ritornello dimostrano che gli attacchi portati dagli Enemy non sono più devastanti, ma questo non impedisce loro di pungere con maturità nei punti giusti portando la gente a reagire contro gli abusi di potere; la titletrack pesta duramente ma è propositiva (<<Be the change you wanna see>>); “Honky Talk Rules” denota un certo tipo di stanchezza verso noti stereotipi che affliggono la cultura afroamericana e una generica mancanza di fiducia che le cose possano sistemarsi a breve, a meno che non si passi personalmente all’azione.

I versi che rimangono maggiormente impressi sono ad ogni modo quelli di “Mine Again”, Chuck sottolinea l’esigenza di dare indietro qualcosa alla terra che ha dato origine al popolo afroamericano nelle sue strofe scegliendo di rimpiazzare il ritornello con le parole recitate da James Bomb, storico membro degli SW1, all’interno di un’atmosfera tesa che offre nel contempo accenti malinconici. Il lavoro lirico, in generale, è soddisfacente, anche se in un paio di passaggi si incappa contro testi non particolarmente originali (l’alfabeto di “Earthizen”) e qualche rima messa giù un po’ troppo a mo’ di filastrocca, per quanto riguarda invece i refrain avremmo sinceramente effettuato scelte diverse, perché il continuare a campionare le frasi più celebri dei propri lavori passati in maniera ridondante è una soluzione ricorrente negli ultimi lavori dei Public Enemy – ma francamente ha stancato parecchio. La produzione cambia strada rispetto ai due dischi pubblicati tre anni fa, l’apporto musicale è firmato nella sua interezza da Gary G Wiz della Bomb Squad, il quale esegue un lavoro credibile nel rinnovo delle sonorità della band, attualizzandole senza snaturarle.

E’ difatti massiccio l’uso dei sintetizzatori, che cercano melodie consone all’atmosfera del singolo pezzo (è il caso dell’appena citata “Mine Again”) e creano vaghi riferimenti al suono caotico che ha fatto la storia del gruppo, come indicano l’abrasivo loop suonato in due toni in “Lost In Space Music” e la particolare commistione tra tastiere e campanelli di “Give Peace A Damn”, che conferiscono al pezzo un’atmosfera minacciosa ed oscura. L’aggiornamento dei suoni tende a funzionare nella maggior parte degli episodi, fatta eccezione per “Those Who Know, Know Who”, nella quale la batteria suona troppo pulita e la cassa è eccessivamente ovattata per essere davvero efficace, più riuscita “Honky Talk Rules”, la quale offre una piacevole alternativa che strizza l’occhio ai Rolling Stones, uno dei picchi del disco considerato il felice connubio tra Chuck D e la godibile ampiezza vocale della cantante Sheila Brown – il che, considerata la corposa band che gli Enemy sfoggiano durante i concerti, rende il brano più adatto di altri alla dimensione live.

L’esigua durata complessiva di “Man Plans God Laughs” – che non tocca la mezz’ora! – accentua probabilmente i difetti in cui il gruppo persiste, ma l’album lascerà comunque soddisfatti i fan più accaniti. Il tempo incede col suo passo, ma la lotta contro il sistema continua. Ancora una volta, bentornati.

Tracklist

Public Enemy – Man Plans, God Laughs (SPITdigital/Enemy Records 2015)

  1. No Sympathy From The Devil
  2. Me To We
  3. Man Plans God Laughs
  4. Give Peace A Damn
  5. Those Who Know, Know Who
  6. Honky Talk Rules
  7. Mine Again
  8. Lost In Space Music
  9. Corplantationopoly
  10. Earthizen
  11. Praise The Loud

Beatz

All tracks produced by Gary G Wiz and Carl Ryder

Scratch

  • Terminator X: 2
  • Dj Lord and Terminator X: 6
  • Dj Lord: 10, 11
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Mistadave

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